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Comune di Palermo

Il bilancio arriva in aula
con l'emendamento della giunta


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bilancio 2010, cammarata, comune palermo, Politica
Alla fine Cammarata ha deciso. Sarà la giunta guidata dal sindaco di Palermo a presentare l’emendamento che rimetta in riga i conti del bilancio. In tutto 19 milioni di euro, messi assieme per arrivare al tanto agognato pareggio tra entrate e uscite per il 2010. Il documento elaborato dall'amministrazione verrà trasmesso oggi a Palazzo delle Aquile, dove questa sera tornerà a riunirsi il Consiglio comunale. E proprio verso chi occupa i banchi di Sala delle Lapidi, Cammarata è sferzante: “È inconcepibile che il Consiglio il 29 giugno non abbia ancora approvato un bilancio che è stato presentato dall'amministrazione attiva nello scorso febbraio – dice il sindaco - È tempo che si faccia chiarezza su ruoli e competenze e che ciascuno si assuma le proprie responsabilità. Il Consiglio faccia ora il suo dovere”.

Sala delle Lapidi, sede del consiglio comunale di Palermo



Ma fino a questa mattina non era chiaro chi tra la giunta e il Consiglio dovesse rimediare allo squilibrio sancito dal ragioniere generale del Comune. I conti al sindaco non tornavano più, soprattutto da quando è stato approvato il nuovo regolamento Tarsu, con una copertura di 95 milioni rispetto ai 114 prospettati dall’amministrazione. “Si tratta di una manovra che cerca di rimediare ai guasti voluti dal Consiglio comunale e che permette, almeno per il 2010, di ridurre le sofferenze della città – afferma Cammarata, dal canto suo – ma che non potranno incidere certo in maniera strutturale. Strutturali purtroppo sono invece le minori entrate per il Comune dopo il voto del Consiglio sulla Tarsu, frutto di un atteggiamento irresponsabile del Consiglio stesso”.

Nel dettaglio, la manovra di assestamento parte da 10 milioni di euro di entrate non previste, tra avanzi di amministrazione, trasferimenti regionali e addizionali Irpef. Gli altri 9 milioni saranno recuperati con tagli sullo schema di bilancio presentato all’aula nel febbraio scorso: 5 milioni per la mancata ricapitalizzazione di Gesip, circa 2 milioni di tagli vari nei capitoli degli assessorati, un milione in meno al Teatro Massimo, e per finire i 650 mila euro tolti al Festino.