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Intervista al Cites del corpo forestale

Il cacciatore di pantere


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Carabine con anestetizzanti. Questo è quanto verrà utilizzato dal nucleo specializzato Cites del Corpo Forestale regionale per catturare la pantera che da alcune settimane, a quanto pare, si aggira per le montagne di Palermo. Nonostante le diverse segnalazioni che si sono avvicendate in questi giorni, il nucleo operativo del Cites  è stato ogni volta molto sfortunato perchè non è mai arrivato in tempo per avvistare l’animale.

Gerlando Mazza, uno dei due elementi che insieme a Gaetano Tobia compongono il reparto specializzato nella salvaguardia di specie animali in via d'estinzione, è letteralmente esausto. Dal ventidue di giugno, infatti, giorno della prima segnalazione fatta da una madre e da un figlio dal quartiere di Borgo Nuovo, non si è mai più fermato, continuando l’estenuante ricerca del felino che, secondo le ultime indiscrezioni, potrebbero addirittura essere in due, scappate da una villa dove erano tenute.

In realta, il Corpo Forestale Cites addebita la stanchezza anche all’inaspettato interesse mediatico verso la faccenda che ha influito notevolmente sullo stress finora accumulato. “Noi come corpo Cites – dice Gerlando Mazza – siamo abituati a queste operazioni di cattura particolamente complesse come queste. Abbiamo già alle nostre spalle diverse altre esperienze da lupi a iguane, lontre e tucani. Noi, però, siamo abituati a lavorare in silenzio”.

L’ultimo avvistamento ufficiale della pantera nera che rischia di generare una vera psicosi nel palermitano risale a venerdì sera quando a San Martino delle Scale la moglie e la figlia di un vigile del fuoco dalla propria abitazione hanno potuto tenere per mezz’ora sott’occhio l’animale. Ma gli uomini della Forestale non hanno fatto in tempo ad arrivare che già la pantera era fuggita via.

Come ci spiega lo stesso Mazza, non è semplice avvistare e catturare l’agilissimo animale che solitamente durante il giorno ama sostare sui rami degli alberi in attesa di selezionare la sua preda. L’ipotesi secondo cui l’animale sarebbe abituato a stare vicino all'uomo è avvalorata da quanto sostenuto da chi con la pantera ha avuto un incontro fortuito: alle prime urla umane la pantera infastidita scappa.

Quindi, il maggiore pericolo lo corre non l’incolumità pubblica, ma la pantera stessa che durante la fase di cattura del Corpo Forestale rischia di soccombere se gli anestetizzanti sparati dalle carabine colpissero dei punti vitali rispetto a quelli previsti per addormentare la bestia. Mazza però si dice fiducioso: “Il Corpo Forestale ha degli ottimi miratori e confido nella professionalità dei colleghi”.