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Da 25 anni in solitudine

Ecco la vita di Israele
L'eremita di Capo Gallo

Venerdì 20 Agosto 2010 - 14:10
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Israele. Si fa chiamare così l'eremita di Capo Gallo, l'uomo che da tredici anni vive nell'osservatorio militare all'interno della riserva naturale alle porte di Palermo.
Cinquantacinque anni circa, sorriso sdentato, capelli lunghi e barba bianca incolta. Un cappello bianco e un paio di vecchi occhiali azzurri, riparati alla meno peggio con un filo di ferro. E' un evento raro incontrare Israele, che fugge a nascondersi ogni volta che dall'alto del suo rifugio vede arrivare dei visitatori. Visitatori che non sono molti, ma che aumentano di anno in anno con il diffondersi di racconti sull'uomo che ha trasformato il vecchio osservatorio del XIX secolo in un santuario personale.
L'edificio, chiamato anche Semaforo, si trovava in uno stato di totale abbandono prima che l'eremita ne facesse la propria dimora. Da solo lo ha restaurato e decorato l'interno con fitti mosaici che mescolano simboli cristiani, ebraici e islamici. Le decorazioni non si limitano all'edificio, ma si estendono all'ambiente circostante e al percorso che dall'ingresso della riserva che dà su via Tolomea porta fino al santuario. Israele ha, infatti, disseminato quella che lui stesso ha ribattezzato “via Santa” di simboli, per guidare i viandanti lungo il tragitto.
Il santuario sarebbe, secondo il pensiero dell'asceta di Capo Gallo, la fonte di purificazione per le anime di chi compie questa versione apocrifa dell'acchianata di Santa Rosalia.
“La mia missione è quella di salvare le anime degli uomini”, spiega l'eremita, folgorato da una crisi mistica venticinque anni fa e che adesso si considera un profeta.
Tutto è iniziato, spiega l'uomo in un italiano stentato, nel 1985 quando ha ricevuto “la chiamata”. Ai tempi lavorava come muratore nel quartiere Zen di Palermo, dove si era guadagnato l'appellativo di “u Signuri”, proprio per il suo fervore religioso. Tredici anni fa la scelta di abbandonare moglie e figli e andare a vivere sul Monte Gallo. “Questo luogo ricorreva spesso nei miei sogni, fin da quando ero bambino”, spiega Israele, “ma non sapevo dove si trovasse. Venendo qui la prima volta ho capito subito che quei sogni avevano un significato e da lì è iniziata la mia missione”.
Senza luce elettrica né acqua, solo con un piccolo fornello a gas e una radio a batterie, sintonizzata costantemente su Radio Maria. L'eremita vive con poco. Il cibo gli viene portato da alcuni visitatori, ma spesso è lui stesso ad abbandonare il rifugio per andare a fare provviste e per comprare colla, cemento e colori necessari alle sue opere. Nonostante Israele sia praticamente sconosciuto alla maggioranza dei palermitani, è considerato dagli studiosi di storia dell'arte uno degli esponenti siciliani dell'Art Brut. Il concetto di “arte grezza” indica le produzioni realizzate da non professionisti che operano al di fuori del sistema convenzionale dell'arte, in modo del tutto inconsapevole e disinteressato. Irregolari vengono anche chiamati. E sicuramente irregolare è la vita di questo profeta dei nostri tempi.
Ultima modifica: 20 Agosto 2010 ore 16:00



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