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Lo speciale domenicale

C'era una volta la politica
Ora c'è solo la violenza


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, Cronaca
C'era una volta la politica. C'erano una volta uomini semplici che si incontravano nelle sezioni di partito e discutevano. Discutendo e discutendo, non contavano mai niente. Quegli uomini lo capirono e cominciarono ad abbandonare la vita pubblica, scrostandosi come vecchia carta da parati da un muro tetragono. Accadeva a sinistra. Ora la sinistra rappresentata non c'è più. Era spesso tronfia, inutile, vacua, incapace di pragmatismo. Ma aveva il merito di contenere e indirizzare verso un senso molte ribellioni. Questo clima da anni Settanta, con gli studenti che caricano la polizia, non è estraneo alla mancanza di un luogo fisico e  metafisico in cui progettare, magari senza successo - ma che importa - un universo davvero alternativo.

C'era una volta la destra, uscita viva da una terribile stagione in cui essere di destra significava soprattutto avere il busto del duce in casa, nel tinello. C'era una destra sana e moderata, in parte "montanelliana", ancora residuale rispetto alla vocazione retorica e fascistizzante dei più. Eppure respirava, interveniva, nonostante la stanca profezia di Indro: "La destra italiana finisce sempre col manganello". Costoro (alcuni di) videro in Silvio Berlusconi (Montanelli no) e in Gianfranco Fini la speranza di camminare nel presente, con la testa rivolta in avanti. Come coniugare liberalismo e pensiero sociale? Bagattelle. Il tempo - si diceva - il tempo avrebbe aggiustato tutto.

Il tempo  ha scassato tutto. Il tramonto delle cosiddette ideologie è stato salutato da una scarica di evviva. Infine, ci siamo accorti che erano finite sul rogo pure le idee. Troppo tardi. Oggi destra sinistra sono combattenti senza contenuti, contraenti di un patto sociale che non esiste. Destra e sinistra: indicazioni geografiche che servono solo a misurare l'odio impolitico e la distanza personale. Significa che se tu stai di qua, io sto di là. Chi siamo io e tu, come la pensiamo? E' una condizione irrilevante. Niente ha rilievo o valore in un Paese in cui l'ex giudice Di Pietro sta a sinistra, con Travaglio, mentre gli ex socialisti stravedono per Silvio.

Il presidente Napolitano - con una gentile discrezione affabulatrice di cui gli siamo grati - ci ha restituito l'orgoglio fuggevole di sentirci italiani, in occasione del messaggio di fine anno. La politica siamo noi, ha detto. E' la morale più importante, da traghettare come un precetto, per abbandonare le contrapposizioni da derby che vedono in campo solo gli ultrà, con le loro mazze ferrate. La politica è un'altra cosa: è discussione, rispetto nel dissenso, capacità di unire le persone perbene. Non è mai stata così concretamente? Tuttavia almeno possedeva un pregio riconosciuto, una veste, un traguardo di tolleranza, che la distingueva e la separava, sia pure in via ipotetica, dallo scontro e della sopraffazione. Abbiamo smarrito il bandolo del discorso.  
Anche su Livesicilia - dobbiamo riconoscerlo, con nostro scoramento - di politica ce n'è poca. Accade, cari lettori, perché spesso preferite insultare i portatori di un'idea diversa dalla vostra. Insultate anche noi che siamo garanti di uno spazio libero di discussione, al netto dei cafoni. Ci insultate quando non la pensiamo come voi. Talvolta, siete violenti e non lo sapete.  E poi, vi lamentate della violenza che vi sta intorno. Immancabilmente, quella degli altri.