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"Presenta vizi logici e incongruenze"
Il pg impugna la sentenza Dell'Utri


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Il procuratore generale Antonino Gatto impugna in Cassazione la sentenza Dell'Utri, che pure ha condannato a sette anni di carcere il senatore del Pdl riconosciuto colpevole di concorso in associazione mafiosa. Gatto, che ha depositato il ricorso nella cancelleria della seconda sezione della Corte d'appello di Palermo, chiede l'aggravamento della pena e l'annullamento della sentenza del 29 giugno scorso nella parte in cui ha assolto l'imputato dalle contestazioni riguardanti il periodo successivo al 1992. Il pg denuncia vizi logici, incongruenze e violazioni di legge, soprattutto per la valutazione del contributo di Gaspare Spatuzza, il dichiarante che aveva parlato di un presunto patto mafia-politica stipulato da Forza Italia con Cosa nostra. A mediare l'intesa sarebbe stato proprio Marcello Dell'Utri.
Tra le "doglianze" del pg anche la mancata audizione di Massimo Ciancimino, superteste della Procura di Palermo nell'indagine sulla cosiddetta trattativa fra mafia e Stato nel periodo delle stragi del 1992. Anche la difesa ha fatto ricorso in Cassazione, ma per motivi opposti all'accusa: in primo grado Dell'Utri era stato condannato a nove anni e la riduzione a sette non basta agli avvocati Massimo Krog, Giuseppe Di Peri e Pietro Federico.
I legali sostengono che è inaccettabile la ricostruzione del collegio presieduto da Claudio Dall'Acqua: Dell'Utri è stato
rappresentato infatti come il personaggio palermitano che, tra il 1970 e il 1992, avrebbe mediato e "protetto" Berlusconi, che dal canto suo non avrebbe mai denunciato di avere subito estorsioni e avrebbe accettato la presenza ad Arcore di individui come Vittorio Mangano, ex stalliere e boss mafioso, morto nel 2000, e le interferenze di Gaetano Cinà, coimputato di Dell'Utri, condannato a sette anni in primo grado e morto nel 2006. Il processo in Cassazione potrebbe essere celebrato entro quest'anno.