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Le elezioni a sindaco

Chi verrà dopo di lui?


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diego cammarata, palermo, sindaco, Politica
C'è una Palermo del presente che va sostenuta e rianimata, nei limiti del possibile e nel tentativo di limitare i danni. Ma c'è una Palermo del futuro che va ripensata con attenzione. Seminata e tutelata. Anticipata e resa rigogliosa nella idee prima che nella pratica. Sarebbe un peccato mortale arrivare alle prossime elezioni a sindaco senza lucidità, con un paio di programmi sciatti, scritti negli spostamenti in macchina tra un cocktail e un altro (è accaduto). Per rendere urgente l'appuntamento, basta ricordare una semplice verità: la Palermo di domani sarà buona e virtuosa o non sarà. Se il nuovo sindaco riuscirà a restituire a una comunità sfilacciata un progetto collettivo di sviluppo e una sostanza condivisa di regole, allora batterà ancora  il polso della speranza. Altrimenti saremo soltanto una città di zombie, relegata nella periferia delle periferie. Cammineremo, respireremo, attraverseremo strade e marciapiedi, berremo splendidi aperitivi, cercheremo fruttiferi confronti con le istituzioni. Pura illusione. In una ipotetica sceneggiatura della catastrofe imminente, legami e relazioni verranno recisi. La pratica democratica resterà una forma sterile, appassiremo e affogheremo. La Palermo di tutti si trasformerà definitivamente nel mostro che già è: Palermo di nessuno.

Se non lo è del tutto, dobbiamo dire grazie alla incalzante tenerezza dei palermitani. Siamo un popolo di schizofrenici: in noi abitano coerentemente il disprezzo per il bene pubblico e l'ardore della rinascita civile, le stimmate di Capaci e il ghigno di Vito Ciancimino. Vivere da palermitani signfica dunque viaggiare senza posa tra i due estremi, cercando di non accamparsi sulla sponda distorta del senso. La vigilanza è una pietra angolare. Ecco perché pensiamo che il dibattito sul futuro sindaco della città di Palermo non sia prematuro, a prescindere da come saranno le condizioni materiali del confronto. Purché sia un duello di proposte in circolo e non la solita manfrina tra questo o quel volto, tra i giovani e i vecchi, tra i destri e i sinistri. Scusate la metafora cruda: il credito è scaduto, cari politici. Nella capitale della disperazione, proprio non abbiamo il tempo di giocare a chi ce l'ha più lungo.

Ma abbiamo voglia di necessità e di rinascità. Abbiamo voglia di dare un calcio ai due nemici contrapposti che ci hanno soffocato: la retorica e l'indifferenza. Abbiamo bisogno di amministratori, di persone che non siano né supereroi, né ignavi occupanti di cariche per cui non sono tagliati. L'identikit del nuovo sindaco? Che sia un palermitano coscienzioso, uno di quelli che non mettono la macchina sui passaggi per disabili. Lo pretendiamo serio e innamorato dei tramonti e delle albe di Palermo. E vogliamo che la nostra bellezza perduta diventi per lui una magnifica ossessione.