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Processo Mori

Il capitano 'Ultimo':
"Inimmaginabile un patto"


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capitano ultimo, processo mori, sergio de caprio, Cronaca, Palermo
Durante l'ora di deposizione al processo Mori, Sergio De Caprio, il capitano "Ultimo" che il 15 gennaio del '93 catturò Totò Riina, ha smentito sia il colonnello dei carabinieri Massimo Giraudo che Massimo Ciancimino. Il primo, infatti, nell'aprile scorso aveva raccontato come i rapporti tra Ultimo e il generale si fossero incrinati a partire dal 1997: "Tra i due calò il gelo - disse in quella occasione Giraudo alla corte -. L’episodio scatenante, così come mi confidò De Caprio, era collegato all’attività di ricerca di Bernardo Provenzano, in cui De Caprio era impegnato all'epoca".

Oggi il capitano Ultimo è tornato su quell'episodio, confutando la tesi di Giraudo e ribadendo piuttosto come il generale del Ros lo abbia sempre sostenuto nella ricerca dei latitanti. "I rapporti con Mori erano ottimi - ha detto De Caprio -, e se avessi avuto problemi con lui, non avrei avuto problemi a dirglielo in faccia. Ci ha sempre fornito tutti gli strumenti utili per fare il nostro lavoro, purtroppo", lasciando la chiusa di questa frase alla speranza che si fosse trattato di un lapsus. L'atteggiamento di reciproca stima e fiducia, però, non si instaurò con il generale Sabato Palazzo, che nel gennaio del '99 prese il posto di Mori. "Con Mori mi trovavo bene, era uno di noi - ha proseguito De Caprio -. Lo stesso non accadde con il colonnello Sabato Palazzo, col quale fui in aperto contrasto fin dal giorno dopo il suo arrivo''.

Troppo distanti insomma le due versioni, al punto da spingere i pm Ingroia e Di Matteo a chiedere un confronto tra i due ufficiali dell'Arma. L'altra smentita, poi, Sergio De Caprio l'ha riservata alle parole di Massimo Ciancimino, che deponendo al processo aveva raccontato di come suo padre, con il placet di Bernardo Provenzano, avesse rivestito un ruolo fondamentale nella cattura di Totò Riina, fornendo ai carabinieri del Ros persino le mappe catastali con cui i militari riuscirono ad individuare il covo di via Bernini dove il capo dei corleonesi trascorreva la sua ultra ventennale latitanza.

"Quello che ha riferito Massimo Ciancimino sulla cattura di Riina è totalmente falso - ha spiegato De Caprio -. Vito Ciancimino non ha mai contribuito in alcun modo alle indagini che hanno portato all'arresto di Riina''. Incalzato dalle domande della difesa, e negando qualsiasi teoria del "patto" alla base della cattura del padrino corleonese, il capitano Ultimo ha negato con forza qualsiasi legame tra gli uomini del Ros e quelli di Provenzano: "Questa è una domanda che non ha ragion d'essere - ha detto -. C'è gente che per catturare quei latitanti ha sacrificato qualsiasi cosa, anche gli affetti più cari. Sarebbe inimmaginabile un'ipotesi di accordo".