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Ragusa, il caso del chirurgo

"Io, operata inutilmente"


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operazione, ragusa, sanità, Cronaca
Dopo avere accusato forti dolori al basso ventre è stata operata per un'appendicite, ma il chirurgo le ha asportato anche una cisti ovarica: un intervento che non sarebbe stato necessario. E' uno dei casi al centro dell' inchiesta nei confronti di Ignazio Massimo Civello, 62 anni, il primario dell'ospedale di Ragusa arrestato ieri con l'accusa di concussione, falso ideologico e abuso d'ufficio, che avrebbe compiuto una serie di interventi chirurgici inutili, in regime di attività libero professionale, solo a scopo di lucro. La paziente, che accetta di farsi intervistare dall'ANSA, è una giovane di 24 anni, originaria di Vittoria (Ragusa), che preferisce tuttavia mantenere l'anonimato.

"Avevo forti dolori alla pancia - racconta - e così mi sono fatta visitare dal dottore Civello. Mi fu subito diagnosticata un'appendicite. Il medico mi sconsigliò apertamente di farmi operare all'interno della struttura pubblica perché avrebbero utilizzato il cesareo lasciandomi una cicatrice evidente, consigliandomi un intervento in intramoenia con la tecnica della laparoscopia, meno invasiva e che non avrebbe lasciato cicatrici". Traumatico il risveglio della ragazza, che solo dopo l' intervento scoprì di essere stata operata anche per una cisti ovarica che le era stata asportata a sua insaputa. "Non mi era stata preventivamente diagnosticata - spiega - e in più dopo un altro controllo medico ho scoperto che non era per nulla necessario asportarla. Per non parlare del dolore che ho sentito al risveglio. Sono rimasta circa mezz'ora senza antidolorifici con 15 punti interni". La giovane donna ha così deciso di denunciare quanto accaduto: " è inammissibile - dice - che un medico si approfitti dello stato di bisogno dei pazienti".