Live Sicilia

Le intercettazioni

Ruby, Silvio e il barbiere
Ovvero: la scomparsa delle donne


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L'ultimo convitato di pietra è un parrucchiere, manco a dirlo, di Catania. Alla di lui madre Ruby avrebbe confessato alcuni retroscena piccanti del suo menage con Silvio B. E se non ci fosse di mezzo un presidente del Consiglio, con un Paese che non si rende conto di averci perso faccia e dignità, questa sarebbe appunto una storia da parrucchiere. Meglio: da barbiere. Un pettegolezzo tutto maschilista, della specie di pettegolezzi di cui i maschi (colpevolmente) ridono, mentre il barbiere gli insapona la faccia. Una lerciosa minuzia da incastonare tra l'ultimo commento del campionato e l'immancabile critica rovinosa sui rappresentanti del popolo (ahi la politica, la politica) che sempre, tra le mani sapienti del barbiere, trova il suo più amabile sfogatoio.

Poi c'è un'altra quisquilia di cui discutere: l'estinzione culturale delle donne italiane, di cui la trama rubyconda dell'istoria è nunzio e certificato. Un attimo, sospendete la lapidazione. Sicuramente il presente è il ragionamento di un maschio da barbiere in via di redenzione. Gli sia concessa la grazia di svilupparlo. Già al liceo - perdonate la grossolanità - noi impacciati adolescenti di genere maschile sviluppammo una ruvida distinzione tra donne e "femmine". Le seconde avevano forme procaci, non studiavano, pensavano già allora a una scorciatoia nel mondo dello spettacolo o alle nozze con un marito ricco. Erano un po' cretine, figurine senza sostanza, cioè prede ideali.  Per colmo di sventura stavano tutte in un altro istituto. Le donne avevano una bellezza diversa, da esseri umani. La loro preziosa dolcezza era contenuta in un corpo ben fatto e discreto. Amavano Leopardi. Ed erano gli occhi a provocare, soprattutto, l'innamoramento. Far ridere una femmina era facile, conquistare una donna e convincerla a mettersi con un homo adolescens o presunto sapiens era (è) impresa quasi disperata. Da qui, l'inveterata concezione: se uno ha la fortuna di mettersi una donna al fianco, pazzo sarà a lasciarla.

Nel corso degli anni abbiamo affinato, in parte rivisto e corretto la distinzione antropologica. Le femmine ci hanno sempre impressionato. Le donne le abbiamo cercate e trovate. E non è che siano prive di una profonda e conturbante femminilità. Anzi. Poi ci sono le variabili del caso, per cui può darsi che sotto le sembianze di una femmina si nasconda una vera donna e viceversa. Ora, dai ragionamenti e dalle intercettazioni, scopriamo un infimo mondo di maschi da infimo barbiere. Non solo - è questa la ferita che stilla gocce di sangue - sotto la patina da rotocalco, c'è una cascata di femmine agguerritissime, pronte a sottomettersi alla goduria del sovrano, disposte a tutto pur di guadagnarci. Femmine, sì. Poster da muro in una bottega da barbiere. E le donne? Che fine hanno fatto le mirabili donne? Sono in via d'estinzione? Sono espatriate? Possibile che non si arrabbino nemmeno un po'? Possibile che nulla abbiamo da riferire (o da urlare pubblicamente) al riguardo sulla dignità calpestata del corpo e dello spirito? Possibile che non ci sia un contro-manifesto da esibire? O c'è bisogno di un maschio quasi pentito da barbiere per indignarsi? Se c'è una donna in ascolto, per piacere, batta un colpo. Dica qualcosa da donna.