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La decisione della Cassazione

Cuffaro, la lunga attesa


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, Palermo, Politica
Oggi è un giorno importante per la Sicilia. Davanti alla Seconda sezione penale della Cassazione, si svolgerà l'udienza nella quale i supremi giudici dovranno decidere se confermare o meno, nei confronti dell'ex governatore della Sicilia e senatore dell'Udc, Salvatore Cuffaro, la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessa nell'ambito del processo "talpe alla dda". L'abbiamo imparata a memoria la formuletta, l'agenzia che annunciava "il prossimo 21 gennaio". Quel giorno è qui.

Si tratta della libertà di un uomo e dell'immagine della Sicilia. Le parole vanno pesate col bilancino, per non aprire ferite. Cosa dobbiamo augurarci? C'è qualcosa in cui possiamo sperare noi tutti, a prescindere dal colore e dall'appartenenza? Noi auspichiamo il rispetto sacro della verità processuale, qualunque sia e per quanto possa risultare amara a questa o a quella fazione, ai nemici o ai simpatizzanti di colui che una volta l'intera Sicilia chiamava confidenzialmente "Totò".

Cuffaro, da presidente, ha gestito un sistema di clientele. In ciò non è stato dissimile dai politici siciliani di ogni risma. Sappiamo benissimo che la nostra terra è un feudo di caccia, diviso in accurate zone di pertinenza. Sappiamo perfettamente che gli elettori sono preda, anche per propria indecente viltà, dei bucanieri del consenso. Ma qui c'è qualcosa di più che potrebbe ricevere un imprimatur definitivo. Qui si parla di mafia, di favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. E la mafia "fa schifo", secondo uno slogan perfino abusato.

Chi scrive non ha mai condiviso la leggerezza con cui molti lettori hanno trattato la vicenda del senatore (che è stato un imputato corretto), saltando tranquillamente l'evidenza di un destino politico incrinato dalle sentenze, dimenticando troppo in fretta accuse e condanne, oppure ribaltandole secondo lo schema berlusconiano della vittima in mano a giudici avversi.

Chi scrive non ha mai condiviso certi accostamenti francamente incredibili tra Raffaele Lombardo e Totò Cuffaro. Questo giornale - lo sapete - ha una sua linea di critica vigilanza sull'operato del presidente della Regione in pectore. Ma, fin qui, alla luce del pronunciamento dei giudici (in caso di ribaltamento sarebbe, ovvio, tutta un'altra storia) non è lecito dire "Lombardo come Cuffaro". Siamo su piani giuridicamente e politicamente irriducibili. E non ci siamo mai accodati al coro, che riteniamo eccessivo, contro la Procura di Catania che ha in mano un'indagine delicatissima sul governatore. I giudici hanno il diritto di lavorare serenamente, senza il fiato della pressione popolare sul collo.

Siamo dentro il vortice di un giorno importante per noi. Sul destino di una persona, che non ci lascia umanamente indifferenti, e sulla nostra storia sta per cadere una parola definitiva. Siamo al cospetto di un crocevia fondamentale per la vita democratica della Sicilia. Rispettarne comunque gli esiti vorrà dire esserne all'altezza.