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Il destino di Cuffaro

La bontà del condannato


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La conferma della condanna per il senatore Salvatore Cuffaro è un duro colpo per molti sul piano personale, come per tutti coloro che condividono un destino simile. Esiste una sfera emotiva di affetti e relazioni che va rispettata. E' un duro colpo per la sua famiglia, per la sua splendida moglie, per i suoi amici disinteressati e per la Sicilia. E' un duro colpo per un popolo che adesso ha una certezza oscura: è stato governato da un favoreggiatore di Cosa nostra. E' un duro colpo per chi scrive che, politicamente, da privato cittadino, è lontano dalla parte politica del senatore Cuffaro. Possiamo testimoniare mille episodi di bontà e solidarietà umana di colui che una volta la Sicilia chiamava Totò. Ci siamo sentiti ieri al telefono. Ha detto: "Domani scriverete che è un buon giorno per la giustizia e per me".

No, per lui, no. Ma per la giustizia oggi è un buon giorno, perché oggi - secondo le regole che abbiamo appreso e che amiamo e che vogliamo rispettare, prima di doverlo - è stata fatta giustizia, nella sua espressione sacramentale più alta. Il lato emotivo, personale e affettivo, che scatta spesso per vie imperscrutabili e sconosciute, deve lasciare il passo alla verità. E la verità va accettata con decoro, senza gioia (come si fa a gioire, sapendo di essere stati governati da un favoreggiatore della mafia?) e senza rabbia. La verità ha una misura che può scontentare tanti. Accoglierla pienamente è un esercizio da uomini e da cittadini. Conservando da qualche parte in fondo al cuore, un sentimento di pietà per un politico al culmine della sua disgrazia. Ma sapendo che questo politico, Salvatore Cuffaro, è stato artefice del proprio destino.