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Il caso Cuffaro

Vale solo la mafia?


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cuffaro, processo, Cronaca
Ovviamente, nonostante i nostri auspici e inviti alla sobrietà, è bastata la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione a incendiare gli animi. E' bastato che il dottor Galati pronunciasse la parolina "mafia", chiedendo la revoca dell'aggravante nei confronti del senatore Cuffaro, per scatenare le fazioni opposte.

Un drappello di cuffariani è già metaforicamente in viaggio, con scale e picconi, alla volta di Palazzo d'Orleans per consumare la defenestrazione di Raffaele Lombardo e, francamente, anche se fosse lecito partire per missioni del genere, ci pare che il movimento sia nato con troppo anticipo. I lombardiani si sono acquartierati a difesa, pregando che la Cassazione non dia ascolto al sostituto procuratore. Altri hanno messo in mezzo Falcone e Borsellino e si chiamano delusi, perché probabilmente un uomo non andrà in galera. Uno spettacolo complessivamente desolante.

Dal mazzo, ci interessa cogliere un aspetto che riteniamo un tantino grottesco. Molti stanno assimilando sostanzialmente la caduta dell'aggravante mafiosa all'innocenza. Niente Cosa nostra? Nessun problema, si sparga l'incenso purificatore,  anche in presenza di altri fatti. Purtroppo, in Sicilia scontiamo l'arretratezza del nostro codice culturale, per cui il male ha il volto della mafia oppure è bene, mentre tutto il resto è emendabile, insignificante. O è mafia, o è antimafia, o semplicemente non è. Sciascia, dove sei?