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Caccia ai suoi voti

Le spoglie di Totò


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Celebrato il funerale pubblico, con accenti diversi, dell'ex potente Totò Cuffaro, ora è caccia alle sue spoglie. Il detenuto del piano terra del carcere di Rebibbia lascia dietro le sue spalle un tesoro di preferenze che fa gola, costruito in tanti anni di rapporti personali con l'elettorato. Questa, nel bene e nel male, al netto delle oleografiche "vasate", è sempre stata la forza di Cuffaro. La capacità di entrare in relazione col più piccolo dei suoi aficionados e di farlo sentire un re. Un sentimento popolare che nasce da meccaniche proto-politiche e diventa politico, un'attitudine di cui Raffaele Lombardo, con la sua personalità lievemente artica, è del tutto sprovvisto. Totò è (era) un cacciatore singolo nella giungla delle elezioni. Raffaele è uno che riunifica la coalizione più improbabile che c'è e si abbevera al succo distillato dei suoi giochi di potere.

Questo è il motivo per cui - come ha raccontato il fratello Silvio - in molti fanno piangere il telefono. Ci sono, come è ovvio, i beneficiati, coloro che hanno ricevuto una prebenda da un ras di prima grandezza nell'intreccio clientelare. Ma ci sono pure coloro che non hanno avuto nulla e versano lacrime, per l'amico in carcere. E' una lezione che forse va meditata, nel suo stridore civico. L'amico della mafia, secondo la Cassazione, è anche uno degli uomini sinceramente più amati dai siciliani che non amano facilmente nessuno. E non sarà semplice - nonostante i volteggi aggraziati di alcuni, pensiamo ad Angelino Alfano - recuperare il patrimonio elettorale di Totò, senza Cuffaro.