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Davide Faraone

"All'Amia consulenze d'oro"


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"Nel 2009 l'Amia ha accordato il pagamento di circa 15 milioni di euro agli avvocati Alberto Stagno D'Alcontres e Bartolomeo Romano per consulenze legali". Lo ha detto il candidato sindaco del Pd Davide Faraone, nel corso di una conferenza stampa a Palermo. "Uno scandalo e una vergogna - ha aggiunto - se si considera lo stato di crisi dell'Amia in ragione del quale nello stesso periodo la giunta Cammarata chiedeva al Consiglio comunale di votare l'aumento della Tarsu e l'adeguamento del contratto di servizio all'Azienda pari a 7 milioni di euro". "E' un caso che Romano e D'Alcontres - ha precisato - siano dei personaggi influenti? Il primo è componente laico Csm indicato dal Pdl, mentre D'Alcontres è fratello di Francesco Stagno, deputato nazionale del Pdl". "Questa è l'ennesima dimostrazione dell'incapacità - ha concluso Faraone - dell' Amministrazione comunale per nulla in grado di gestire le risorse e le aziende municipalizzate, mandandole al collasso, e per di più sperpera i soldi chiedendo poi di aumentare le tasse".

Intanto, i commissari straordinari di Amia precisano che "il mandato è stato conferito dal presidente e poi commissario liquidatore, Gaetano Lo Cicero, negli ultimi mesi del 2009, senza indicazione di una cifra e riportando in delibera la dicitura di prassi 'con pagamento entro i limiti previsti dalle tariffe professionali', non potendosi, nel caso di procedimenti legali, prevederne in anticipo il costo; i due legali hanno poi prodotto le loro parcelle al giudice fallimentare chiedendo di insinuarsi al passivo". I commissari di Amia, subentrati a Lo Cicero - spiega una nota - hanno prodotto al giudice fallimentare le loro valutazioni sull'incarico svolto dai due legali in base alle carte disponibili in azienda; spetta al giudice stabilire l'ammontare del compenso, nell'ambito dell'intero piano di liquidazione della procedura fallimentare che comprenderà tutti i creditori che saranno ammessi al passivo. Amia ad oggi non ha erogato nulla ai due avvocati, né conosce l'ammontare della cifra che sarà loro riconosciuta dal tribunale fallimentare.