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Nell'agrigentino. Gli spari e il rompicapo

L'unica certezza è un bimbo ferito


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Indiscrezioni investigative sussurrate, ma non confermate esplicitamente da chi indaga, fanno trapelare un particolare drammatico nella brutta vicenda di Santa Elisabetta. Pare che a sparare sia stato un commando, con due o tre componenti, o al limite una sola persona.

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agrigento, bambino, ferito gravemente, Cronaca
E' un rompicapo, per ora, che gli investigatori stanno cercando di risolvere, il ferimento con colpi di fucile di Vincenzo Marotta, 30 anni, del fratello C., 17 anni, e del loro nipotino, che a maggio compirà sei anni. I primi due hanno lievi ferite al capo e all'addome; il bambino è ricoverato con la prognosi riservata nel Civico di Palermo, dopo un intervento chirurgico al capo. Le sue condizioni sono gravi ma stabili, dicono i medici. Quello che in un primo tempo era stato inquadrato, da chi indaga, in un contesto mafioso, col passare delle ore e con il chiarimento della dinamica si è arricchito di numerosi punti interrogativi. Gli occupanti dell'auto, al contrario da quanto era emerso in un primo momento, non hanno parentele o legami mafiosi, e chi ha sparato lo ha fatto con un fucile da caccia caricato a pallettoni da almeno cento metri. Gli investigatori sembrano certi che l'obiettivo fosse Vincenzo Marotta e battono la pista di una vendetta per motivi personali, un debito o una storia sentimentale.

Quello che appare strano è che il feritore abbia sparato dal lato opposto del guidatore e da una distanza che lascia dei dubbi sulla reale volontà di uccidere: sono rimasti intatti i vetri del lato guida mentre sull'altra fiancata vi è una decina di fori provocata dalla rosa dei pallettoni. I tre con altri familiari e amici erano stati a pranzo in una masseria di contrada Mizaro, a Sant'Angelo Muxaro e stavano tornando, dopo le 19, verso il centro urbano di Santa Elisabetta a bordo di un fuoristrada Suzuki lungo la strada interpoderale seguiti a distanza dalle altre auto con i parenti. Improvvisamente - dicono gli investigatori che ieri avevano parlato di un'auto che si era affiancata a quella delle vittime - l'autovettura è stata raggiunta da colpi esplosi da un fucile caricato a pallettoni. I familiari, giunti dopo pochi minuti, hanno soccorso i tre feriti portandoli all' ospedale "San Giovanni di Dio" di Agrigento.

I Marotta sono stati colpiti all'addome, al cuoio capelluto e a un braccio, in modo non grave. Il bambino, invece, figlio di una casalinga e di un imbianchino, è stato ferito alla testa ed è stato poi trasferito, in elisoccorso, all'ospedale "Civico" di Palermo dov'é stato sottoposto a un lungo intervento chirurgico. I genitori sono sempre rimasti in ospedale. Secondo le indagini della squadra mobile di Agrigento, i colpi di fucile sarebbero stati esplosi da una collinetta sovrastante alla strada interpoderale, a distanza di circa un centinaio di metri o anche di più. A sparare potrebbe essere stata una sola persona. Secondo i poliziotti della Scientifica, che stanno analizzando la Suzuki fra la prima e la seconda fucilata, l'auto, frenando, avrebbe percorso altri dieci metri. Questa ipotesi investigativa combacerebbe con il racconto di Marotta, operaio edile saltuario, che ha riferito d'aver visto, a distanza di pochi secondi, due fiammate. Domani, a Sant'Angelo Muxaro, arriveranno dalla Questura di Palermo anche gli esperti di balistica che dovranno ricostruire quale sia stata la traiettoria degli spari, stabilendo il punto esatto dal quale sono stati esplosi i colpi.

(FONTE ANSA - nella foto l'arrivo in ospedale ad Agrigento)