Live Sicilia

Terminelli lancia la mini-scissione

"Troppe cariche a Faraone"


Articolo letto 714 volte


Deputato regionale, consigliere comunale, candidato alle primarie per la poltrona di sindaco della città e adesso anche capogruppo del Pd a sala delle Lapidi. Davide Faraone ha fatto l'en plein di cariche a questo giro. Ma qualcuno non ci sta. E anche a palazzo delle Aquile le frizioni interne al Pd si fanno più evidenti.

“Quando Obama è diventato presidente, ha detto che nel suo Paese tutto può succedere. Dentro il Pd, solo al contrario, avviene la stessa cosa”. Inizia così lo sfogo di Ninni Terminelli, consigliere comunale e già segretario cittadino del partito Democratico, a Live Sicilia. L'elezione di Faraone a capogruppo ha lasciato una minoranza insoddisfatta dell'esita. A partire dalla conta numerica. “E' stato eletto con quattro voti favorevoli e tre astenuti. Ma uno dei “sì” era il suo”.

“Sia chiaro – continua Terminelli – io non ho niente contro Davide, è una persona che ha la mia stima. Solo bisogna prendere atto che da oggi all'interno del Pd al Comune c'è una maggioranza. E c'è una minoranza che avrà che avrà vita politica a sé. Una simile concentrazione di cariche non funziona e non ha precedenti. Sinceramente, posto che ci misureremo con l'Aula nel merito dei singoli provvedimenti, in questo momento non considero scontata la convivenza”.

Insomma c'è aria di bufera anche a Palazzo delle Aquile. Da qualunque prospettiva e a qualunque livello si guardi al Pd siciliano in questo momento, è più facile imbattersi in uno scontro, che in una sintesi politica condivisa. Secondo Terminelli, “dentro il Pd c'è un clima logorato, ormai è una spaccatura continua. Il partito democratico è nato male e frettolosamente e in questo momento si vive la fase del riscontro di basi non solide. Insomma, non ci sono più i Ds, non c'è più la Margherita, ma non c'è manco il Pd”. Secondo il consigliere, “indietro non si torna, ma guardando avanti bisogna cominciare dal ricostruire la forma, dal rimettere la politica al centro del dibattito. Per questo oggi non si parla di scissioni o spaccature, ma di una minoranza che ha un progetto per Palermo”.