Live Sicilia

Ieri i funerali di don Galizia

Il silenzio del giorno dopo
nel mondo di don Franco


Articolo letto 945 volte

VOTA
0/5
0 voti

don galizia, don orione, suicidio, Cronaca
È ancora tutto al suo posto in via Don Orione. C’è la chiesa, l’istituto, il villaggio del fanciullo, tutto il complesso dell’Opera che porta il nome di san Luigi Orione è apparentemente uguale ad ogni altra giornata. Eppure c’è qualcosa che fischia fastidiosamente nelle orecchie e che si percepisce varcando il cancello verde. È il silenzio, rumoroso come non mai, in un luogo da sempre aggregativo di suoni di vitalità e gioventù. Il giorno dopo i funerali del direttore don Franco Galizia, somatizzato lo sgomento per la tragedia, rimane la comunità, il mondo che lo rappresentava e che viveva con lui ogni singola giornata. Mondo che sopravvive anche dopo la scomparsa del suo maggiore animatore, che continua il lavoro in suo onore, perché lui vi ha dedicato gran parte della sua vita, perché lui avrebbe voluto così. Davanti al grande portone della parrocchia Madre della Provvidenza sono appese le parole di “Sua Eccellenza Monsignor Giovanni D’Ercole, Vescovo ausiliare dell’Aquila”. Un appello al cielo affinchè la morte di don Franco contribuisca a rendere la comunità, la parrocchia e ogni opera, una famiglia legata da vincoli di autentica fraternità e da un amore che la morte non sbiadisce.

Oltre le navate della chiesa si celebra la messa delle 10.30, nella piccola cappella, un sacerdote con i capelli bianchi compie il rito dell’eucarestia, poche donne anziane ad occupare le panche di legno. I responsabili dietro i tavoli delle portinerie sguainano prontamente un’unica formula valida per tutti i visitatori: “Non c’è nessuno, sono tutti in Calabria”. In un paesino della provincia di Cosenza, infatti, si celebra oggi l’altro rito funebre, perché Franco Galizia lì c’è nato e adesso ritorna per lasciarvi le spoglie in pegno. I muri che racchiudono i locali dell’Opera Don Orione sono ricoperti di avvisi: era prevista una festa di carnevale per questo sabato, ma un foglietto davanti il parco giochi deluderà le aspettative dei bambini. Gli avvisi continuano, alcuni risalgono al giorno prima, il giorno del lutto, indicano la chiusura giornaliera del grande campo di calcio, ed è proprio nel campetto che si percepisce più forte il silenzio. Nel primo pomeriggio qualche sprazzo di vita ricomincia a filtrare, tanti bambini con la tuta da calcio rossa arrivano accompagnati dalle mamme, nei loro visi tanta felicità per la riapertura del campo e un’altra giornata di allenamenti all’aria aperta; immuni loro, fortunatamente, dal senso di pesantezza e sconforto che aleggia nell’aria. Del sacerdote solare e disponibile che vedevano ogni tanto passeggiare dietro le reti del campetto, manterranno probabilmente il ricordo grazie alle foto della squadra dei ragazzi più grandi, appesa fuori dallo spogliatoio. Lui è lì al centro, con il suo viso bonaccione e gli occhiali.

Le parole pronunciate da un gruppetto di mamme che aspettano i figli durante l’allenamento, sono un inequivocabile frammento di discorsi sul prete suicida. Sciorinano frasi di rito, notizie riferite dall’amico dell’amico, scoop attendibili come messaggi contenuti in biscotti della fortuna, alcune sono sostenitrici di una probabile maledizione della via Don Orione, e adducono a forza della tesi precedenti di suicidi risalenti a 30 anni prima. Poi il discorso sbanda sulla perdizione dei giovani d’oggi e sulla mancanza dei valori. A parte il silenzio, non c'è nulla da ascoltare.