Live Sicilia

Le sue prigioni

Il senso di Totò per l'anima



anima, cuffaro, Cronaca
Perché pubblicare una lettera dal carcere dell'ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro? Perseguiamo con ferocia, travestita da innocenza, la soap opera a puntate? Intendiamo scrutare con le lenti della morbosità lo sviluppo esistenziale di un fu potente in carcere? Abbiamo in mente il "fogliettone", la pagina strappalacrime, offerta agli amici e ai nemici, affinché con misericordia e odio cannibalizzino ciò che resta della fama di un uomo? Livesicilia - chi ci segue lo sa - ha un'antica corrispondenza con le sbarre della prigione. Da soli e da tempo seguiamo il sentiero di una folle denuncia che non importa a nessuno. E raccontiamo il vilipendio della decenza che viene perpetrato negli istituti di pena. Siamo stati i soli a mettere in risalto messaggi in bottiglia di detenuti sconosciuti, nel silenzio generale dei lettori e della politica, a parte qualche meritevole eccezione. La nostra guida? Il sentimento dello sdegno che ci segna, quando scopriamo che la galera è un pretesto di tortura e non la superficie normale di applicazione di una pena, a norma di leggi e di carta costituzionale.

Totò Cuffaro scrive dal carcere. E scrive una splendida lettera umana. Molti commentatori hanno sbagliato bersaglio. Qui non si tratta di accanirsi, con la medesima intransigenza, sul concetto di colpevolezza o innocenza. Acqua passata.  L'ex presidente Cuffaro è colpevole. Stop. Ma con le sue parole, con la narrazione delle sue prigioni va oltre. Ecco il linguaggio diretto: "Voglio utilizzarli (gli anni, ndr) per riappropriarmi del mio tempo, quello che ho sempre con gioia e convinzione donato agli altri. Lo voglio ridare alla mia coscienza, alle mie riflessioni, senza l’affanno della corsa, senza fretta, senza adempimenti, per consentire alla mia anima di raggiungermi”.  Ci pare che, per una volta, si celebri l'inizio di un percorso di rieducazione, una speranza per chi sconta la sua vita in cattività. E' giusto darne conto. Sullo sfondo il riverbero di una luce tenue. Al chiuso di un penitenziario, o con l'aria nei polmoni, non proviamo tutti un po' nostalgia della nostra anima? Non abbiamo tutti il bisogno di essere raggiunti da quel tanto o poco di spirito che ci rimane? Che c'è di tanto scandaloso? Non ci consola sapere che anche da un colpevole può scaturire un'indicazione utile, come un'oasi nel deserto? Noi pensiamo che l'acqua buona disseti sempre, qualunque sia la fonte.