Live Sicilia

PROCESSO DE MAURO

Ingroia: "Vicini alla verità"


Articolo letto 887 volte

VOTA
0/5
0 voti

de mauro, ingroia, processo de mauro, Le brevi
Dopo oltre 40 anni dalla scomparsa del giornalista Mauro De Mauro il pm Antonio Ingroia si appresta a chiedere la condanna dell'unico imputato, il boss Totò Riina. Lo ha anticipato lo stesso Ingroia all'inizio della sua requisitoria nel processo cominciato il 4 aprile 2006. "Con orgoglio ma anche con un senso di amarezza per il tempo trascorso - ha detto - siamo arrivato al momento deciso per l'accertamento della verità". Ingroia ha ricordato che Riina è "l'unico personaggio sopravvissuto tra tutti quelli che hanno avuto un ruolo nel sequestro e nella soppressione del giornalista: Gaetano e Antonino Badalamenti, Luciano Liggio, Mimmo Teresi, Antonino Grado, Emanuele D'Agostino e Stefano Giaconia". "Sono tutti morti - ha annotato il pm - così come tanti investigatori e tanti testimoni".

Il ritardo con cui la giustizia arriva alla verità sulla scomparsa di Mauro De Mauro è dovuto, ha sostenuto il pm Antonio Ingroia nelle prime battute della requisitoria del processo, alle manovre e ai depistaggi che hanno frenato le indagini. Ingroia ha ricordato tra l'altro la testimonianza dell'allora pm Ugo Saito il quale raccolse la confidenza del vice questore Boris Giuliano su una riunione di apparati investigativi e servizi segreti a villa Boscogrande. In quella occasione, ha sottolineato l'accusa, venne deciso di depotenziare le indagini che sembravano avviate verso certi apparati dello Stato. Anche i carabinieri, ha aggiunto Ingroia, si sono impegnati a creare piste alternative con l'obiettivo di spostare l'attenzione della magistratura dagli ambienti che erano coinvolti nell'organizzazione del delitto. Oltre ai depistaggi il pm ha fatto riferimento insistito anche alla singolare "assenza di notizie" negli archivi dei servizi e degli apparati investigativi ma anche alla "sottrazione delle prove". Tra gli episodi oscuri citati da Ingroia anche l'improvvisa e "improvvida" apertura del cassetto della scrivania di De Mauro nella redazione del giornale L'Ora. L'operazione fu decisa e compiuta dai vertici del giornale "prima dell'arrivo dei familiari e degli investigatori". Un altro indizio su una strategia di inquinamento delle prove é rappresentato dal fatto che in mano agli inquirenti sono finiti appunti di De Mauro depurati e quaderni con fogli strappati. E' perfino scomparso il nastro sulla vicenda di Enrico Mattei, che secondo le testimonianze dei familiari il giornalista "ascoltava e riascoltava in continuazione".