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Protagonisti e sospetti in un documento

L'ombra della trattativa con la mafia
Violante: "Non mi sorprende"



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A settembre del 1993, anni prima che il pentito Giovanni Brusca facesse le prime rivelazioni sul presunto patto tra Stato e mafia per fermare le stragi, lo Sco (il Servizio Centrale Operativo) mise nero su bianco in un documento, subito consegnato alla commissione Antimafia, il sospetto che Cosa nostra cercasse in pezzi dello Stato interlocutori per una possibile trattativa. Scopo risolvere i principali problemi che la mafia, allora aveva, "pentiti e carcere duro". Il rapporto riservato venne consegnato all'Antimafia, allora presieduta da Luciano Violante, ma è rimasto negli archivi fino a qualche settimana fa. Nel documento si scriveva che, dopo il fallito attentato a Maurizio Costanzo, del 14 maggio del 1993, "i successivi attentati non avrebbero dovuto realizzare stragi, ponendosi come tessere di un mosaico inteso a creare panico, intimidire lo Stato per cerare i presupposti di una trattativa per la cui conduzione potrebbero essere utilizzati da Cosa nostra anche canali istituzionali".

Ora - come scrive il quotidiano 'La Repubblica' - la commissione, che sta tentando di far luce sugli scenari in cui si consumarono le stragi del '92 e del '93, ha recuperato il rapporto della polizia. Un'attività, quella della ricerca negli archivi, che va di pari passo con le audizioni dei protagonisti di quegli anni: dagli ex Guardasigilli dell'epoca Martelli e Conso, all'ex direttore del dap Amato e degli Affari penali del ministero della Giustizia Ferraro. "Più si scava sulle stragi più emerge chiaramente che pezzi dello Stato italiano - dice il senatore del Pd Beppe Lumia, componente dell'Antimafia - sapevano già dal '93 che era in corso una trattativa tra Stato e mafia. E viene fuori che il termine trattativa era utilizzato in quegli anni dagli investigatori che cercavano di capire cosa ci fosse dietro la strategia di sangue di Cosa nostra''. "Bisogna avere il coraggio e la libertà - aggiunge - di fare luce sulle morti di Falcone e Borsellino, ma anche sugli eccidi del '93 che vanno ascritti all'avvio della cosiddetta seconda Repubblica. Negare ormai la trattativa, come molti personaggi hanno fatto anche davanti all'Antimafia, è un'ipocrisia insopportabile".

"Sono passati 18 anni. Non ho memoria del documento dello Sco in cui si parlava di un tentativo di trattativa di Cosa nostra con pezzi dello Stato. Ma non sono sorpreso: la mafia ha sempre cercato un'interlocuzione con le istituzioni". Così Luciano Violante commenta la notizia del rapporto riservato dello Sco in cui, già nel '93, quando ancora i pentiti non avevano parlato di trattativa mafia-Stato, si faceva cenno al tentativo dei boss di cercare interlocutori istituzionali. Il documento venne consegnato all'Antimafia che allora era presieduta proprio da Violante. "Il vero problema - aggiunge - è capire se poi Cosa nostra ha trovato una risposta, se poi cioé questi interlocutori istituzionali li ha trovati". "Su questo - conclude - non si possono tranciare giudizi. C'é l'Antimafia e ci sono i magistrati che stanno cercando di rispondere a questo interrogativo".

La Procura della repubblica di Palermo acquisirà il documento dello Sco (Servizio centrale operativo) che già nel 1993 lanciava un allarme su un tentativo della mafia di avviare una "trattativa" con pezzi dello Stato. I magistrati, che su vari fronti si occupano dei contatti tra boss e ambienti istituzionali, non conoscevano la relazione indirizzata alla Commissione antimafia presieduta all'epoca da Luciano Violante. Il procuratore aggiunto Antonio Ingroia ha detto che il suo ufficio è interessato a conoscere il contenuto del documento che sarà ufficialmente acquisito. Nei prossimi giorni partirà una richiesta formale alla presidenza della Commissione. L'inchiesta sulla "trattativa" si incrocia con il processo nel quale è imputato il generale Mario Mori, ex comandante del Ros dei carabinieri. Con il capitano Giuseppe De Donno, Mori incontrò più volte Vito Ciancimino che aveva il compito di mediare un contatto tra gli organi investigativi e i boss Totò Riina e Bernardo Provenzano. In questi giorni Ingroia e il sostituto procuratore Nino Di Matteo hanno raccolto altri documenti e nuove testimonianze che saranno portati in aula alla ripresa del dibattimento, prevista per l'8 marzo.

(Fonte ANSA)