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Il direttore generale dell’Anfe Sicilia

La certezza di Calà:
"La Regione crea squilibri"


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La protesta dei lavoratori della formazione professionale non accenna a placarsi. Nonostante le rassicurazioni dell’assessore regionale Mario Centorrino e i primi provvedimenti presi dalla giunta Lombardo, la situazione resta critica, come conferma il direttore generale dell’Anfe Sicilia (associazione nazionale famiglie emigrate) Gaetano Calà, che risponde a muso duro alle critiche dell’assessore e mette in guardia sull’entità della protesta in corso a Palermo.

L’assessore Centorrino, nell’intervista rilasciata a Livesicilia, ha ammesso che al suo insediamento non si aspettava che la situazione fosse così grave e ha chiesto maggiore buon senso agli enti. È tutta colpa vostra o la Regione ha qualche responsabilità?
"Cominciamo col dire che la regione, secondo la legge 24 del 1976 che ha istituito la formazione professionale, ha degli adempimenti ben precisi e scadenzati che non sono stati rispettati. L’atto di programmazione si dovrebbe fare l’anno precedente e non in quello in corso, e questa è la prima anomalia. Non era mai accaduto che un atto di programmazione del Prof (piano regionale per l’offerta formativa, ndr) venisse varato a marzo, sapendo che ci vorrà un altro mese per la programmazione, la presentazione dei progetti, la loro valutazione ed eventuali ricorsi, prima di poter varare un decreto che impegni la spesa. Questo è il primo grande problema che riguarda la formazione ed ecco perché non siamo d’accordo con l’assessore".

I lavoratori protestano anche per la presunta mancanza di copertura finanziaria, che invece l’assessore ha assicurato.
"Questo è il secondo problema: il Prof non ha l’integrale copertura, ormai lo sappiamo tutti. 120 milioni non sono sufficienti, a fronte dei 194 necessari sul bilancio regionale, per non parlare degli ulteriori soldi che dovrebbero provenire dal Fondo sociale europeo. Ci troviamo di fronte a un atto di programmazione che viene varato con tutta una serie di elementi scaglionati, con una prima fase che comprende una determinata percentuale, una seconda che arriva al 70% e un terza che andrebbe a coprire integralmente il piano ma di cui non si hanno notizie. Il fabbisogno si aggira intorno ai 250 milioni, ma ci sono dei buchi neri fra le dichiarazioni dell’assessore e gli atti di programmazione varati. Centorrino non deve meravigliarsi perché non ci sono atti vincolanti da parte dell’amministrazione che diano serenità ai lavoratori".

I lavoratori dell’Anfe quante mensilità aspettano ancora del 2010?
"Non abbiamo pagato una sola mensilità del 2010 e una quota della tredicesima perché dobbiamo ancora ricevere un 4% dello scorso anno che ad oggi risulta non erogato. Chi rispetta le regole e i parametri e il finanziamento riconosciuto può concludere l’attività in tutta tranquillità, ma quando la Regione non eroga quanto dovrebbe si creano squilibri".

L’assessore ha rimproverato agli enti di avere effettuato assunzioni irregolari, nonostante il blocco del 2008. Quanto c’è di vero in questo?
"In questo momento bisognerebbe fare meno dichiarazioni e soprattutto verificare prima i dati, cosa che l’assessore potrebbe tranquillamente fare avendo a disposizione tutti i mezzi necessari. Per quanto riguarda l’Anfe, nel 2009 abbiamo proceduto ad assunzioni per assolvere a precisi obblighi di legge che scaturiscono dal collocamento obbligatorio dei disabili. La contraddizione è che l’assessorato ha pensato di bloccare queste assunzioni e contemporaneamente l’ispettorato provinciale al lavoro ci multa se non ottemperiamo all’obbligo di legge. Poi ci sono stati passaggi diretti e immediati nel 2010 da altri enti all’Anfe, ma parliamo di dipendenti assunti all’inizio degli anni ‘90, quindi ci vuole molta prudenza in un momento delicato come questo. Da molto tempo chiediamo che si riformi il sistema per dare certezze ai lavoratori ed essere in grado di erogare un ottimo servizio e pagare gli stipendi nei tempi e nei modi degni di un paese civile. Non si capisce perché chi lavora nella formazione non possa avere il 27 del mese i soldi che gli spettano, cosa che non è mai avvenuta e l’amministrazione si è finora cullata su questo. La disfunzione non può diventare una regola, il sistema va governato e normalizzato specie in un momento di crisi come questo in cui a farne le spese sono le famiglie dei lavoratori, da qui l’esasperazione di questi giorni".

Questa crisi era prevedibile?

"Un assessore qualificato avrebbe dovuto fare un lavoro diverso. Prendiamo Termini Imerese: si sapeva che lo stabilimento avrebbe chiuso e si è provveduto in tempo ad una riconversione industriale. Nel nostro caso non sono a rischio i posti di lavoro, ma una riforma va accompagnata nei tempi giusti. Abbiamo chiesto come ente che si vari il piano e che quest’anno si riscrivano la regole per una riforma che parta però dal prossimo anno, con prepensionamenti ed esuberi reimpiegati in altri rami dell’amministrazione scolastica e regionale. Tutte cose che vanno discusse e decise prima, e una volta chiusi i protocolli allora in quel momento si può attivare la riforma. I lavoratori in esubero hanno il diritto di sapere dal primo aprile dove andranno e chi pagherà il loro stipendio. L’assessore continua a dare garanzie, ma chiediamo di sapere con quali soldi e strumenti. Questa protesta non va sottovalutata perché non è una semplice protesta ma il frutto dell’esasperazione arrivata ai massimi livelli dopo oltre un decennio. All’assessore riconosciamo il merito di voler mettere delle regole al sistema ma ci vuole prudenza perché è un settore delicato, ci sono 8000 famiglie a cui dare risposte. I lavoratori non si accontentano delle belle parole, vogliono impegni scritti e certi".

Con l’approvazione del Prof si risolveranno i problemi?
"Solo momentaneamente, perché va capito con quale copertura finanziaria verrà approvato. 194 milioni non bastano, ne mancano altri 50".