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Gli emarginati di Catania

Il palazzo dei dimenticati


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barboni, Catania, emarginati, palazzo delle poste, Cronaca
La mattinata di sabato a Catania, dopo il diradarsi dell’insolita nebbia meneghina che ha avvolto la città durante la notte, è calda, quasi primaverile.

Intorno alle dodici la stazione brulica di studenti fuori sede
intenti a prendere i mezzi per tornare a casa nel week end. Siamo a dieci minuti a piedi dal salotto buono della città. A poca distanza dalla stazione c’è via Sangiuliano e poi via Etnea. Tra il barocco di queste vie e il basolato lavico le mamme, con le mani ingombre di pacchetti dello shopping, portano a spasso i bimbi vestiti in maschera.

A pochi metri di distanza c’è un’altra Catania che vive, o meglio sopravvive, nell’indifferenza delle istituzioni.

L’ex Palazzo delle Poste di viale Africa, vicino alla stazione e al centro congressi delle Ciminiere, è un gigantesco casermone in stato di totale abbandono da anni. Si è trasformato nell’hotel dei disperati. Al suo interno è cresciuta una comunità di clandestini, rom ed emarginati: un ghetto situato a pochi passi dal centro storico, con gravi rischi per la salute e l’incolumità per chi ci vive. E’ divenuto il rifugio dei tossicodipendenti per “farsi” e una “casa” per chi un tetto sopra la testa non l’ha mai avuto.

Poco prima di entrare nello stabile incrociamo una vecchia macchinetta, ormai fuori funzione, che doveva servire ai tossicodipendenti per acquistare le siringhe nuove, invogliando a non riutilizzare quelle già aperte. Questo è solo un biglietto da visita, piuttosto datato. Infatti la macchinetta accetta(va) solo le lire, quindi dovrà avere quasi dieci anni.

Nello spiazzale adiacente l’ingresso del palazzo i migranti hanno imparato presto le usanze nostrane. Due senegalesi fanno i posteggiatori abusivi. Appena entrati nell’ex palazzo il vento trasporta un pesante tanfo di urina che chiude la bocca dello stomaco. Poco più avanti ci sono due strutture: una di circa tre piani e l’altra molto più alta, popolata come un vero e proprio condominio.

E’ impossibile stabilire quante persone ci possano vivere. Una telecamera di sorveglianza, vecchia e con i fili tranciati, ci guarda beffarda. Il via vai di persone è continuo: sono più che altro uomini, magrebini e rumeni, che portano i loro sacchetti di stracci e le buste dell’hard discount. Entriamo tra le occhiate sospettose degli inquilini nel primo stabile di quattro piani. I writers hanno ricoperto ogni centimetro quadrato di intonaco. Al primo piano qualcuno ha ricavato un monolocale abitabile: un piccolo cucinino, un passeggino arrugginito e una tenda dietro al quale c’è un letto. Oltre non si può andare perché un mucchio di vecchi materassi accatastati sbarra la rampa di scale che porta al piano superiore.

Scendendo assistiamo a un “trasloco”. Un gruppo di rom raccoglie delle tavole di legno gettate dalle finestre da altri inquilini. Andiamo in un seminterrato e tra qualche topo sgattaiolante troviamo un groviglio di stracci, sacchetti dell’immondizia e cartoni di vino che si estende per metri e metri, coprendo totalmente il pavimento. L’odore è ancora più acre e forte di quello dell’ingresso. E pensare che qui qualcuno ci dorme, perché ai lati ci sono i cartoni con cui i senzatetto solitamente si coprono. In questo ghetto urbano lo scorso giugno venne trovato un tunisino di 35 anni morto.

Scattarono le polemiche politiche e poi tutto è passato in secondo piano. Uscendo fuori e varcando il cancello del palazzo, anche perché le occhiatacce degli inquilini iniziano a farsi sempre più insistenti, e la visita non è troppo gradita. Uscendo incontriamo a ridosso delle Ciminiere un paio di vigili urbani e chiediamo loro spiegazioni. “Il palazzo è occupato abusivamente da anni – dicono – non possiamo farci niente”. Eppure l’ex palazzo delle poste venne acquistato dal Comune etneo nel 1999 per un progetto ambizioso: creare una cittadella della giustizia, insediando nello stabile alcune aule e uffici del tribunale. L’edificio faceva parte della famosa lista di interventi che Stancanelli presentò al Cipe per ottenere i 140 milioni utili per risanare il dissesto finanziario del Comune. Lista che, come svelò il sindaco a Report, si rivelò solo un mezzo per ottenere i fondi. E i risultati si vedono: l’ex palazzo è una ferita che sanguina nel cuore della città. Recentemente ad una giornalista del tg regionale di rai tre ha chiesto al sindaco un commento sulla situazione della struttura e il primo cittadino ha risposto: “Peggio per lei che c’è stata”. Dopo l’ennesima denuncia giornalistica che ha lanciato l’allarme, la procura di Catania ha aperto un fascicolo conoscitivo per occupazione abusiva d’immobile.

Ritorniamo a piedi in centro.
Qui tra i coriandoli che i bambini lanciano festosi, sembra di essere anni luce lontani dall’hotel della disperazione. Ma dentro le narici rimane quell’odore di povertà ed

emarginazione.