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La figlia dell'ispettore ammazzato

Fabiana Raciti è cresciuta:
"Chiedo solo giustizia per mio padre"


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fabiana raciti, filippo raciti, ispettore, Cronaca
Due particolari come “le labbra grosse” e un ginocchio “che dà qualche qualche problemino”. Due segni capaci di legare indissolubilmente un padre e una figlia. Un marchio che, assieme alla carnagione e al taglio degli occhi, lascia per sempre la traccia di un padre scomparso troppo presto. A soli quindici anni Fabiana Raciti si trovò a dover scrivere la più dolorosa delle lettere, quella a un padre morto sul lavoro sull'onda dell'odio bieco di alcuni pseudo tifosi. E diede un forte pugno nello stomaco a tutti quando, nella sua candida innocenza, confessò davanti al feretro del padre di “non mangiare e non bere più”.

Forse quelle parole così spontanee sono diventate la forza di Fabiana per andare avanti. Concluse la sua lettera dicendo: “Io non riesco a stare senza di te, perché siamo uguali. Abbiamo gli stessi pregi e difetti, come grosse labbra e un ginocchio che dà qualche problemino. Sono e sarò sempre fiera di essere tua figlia”. Parole alle quali seguirono riflessioni mature, ponderate e sagge. “Adesso spero solamente che la tua morte spinga la società a cambiare, perché tu sei un eroe”. E la città, alla vigilia delle celebrazioni per Sant'Agata, fu costretta ad abbandonare le polemiche a riflette.

Oggi Fabiana è cresciuta, ha quasi 19 anni. Ha conservato la stessa innocenza e la stessa forza che l'hanno portata, oggi per la prima volta, a varcare l'ingresso di un'aula di tribunale per seguire il corso della giustizia. Fabiana, con gli occhi umidi, ha seguito la prima udienza del processo d'appello a Daniele Micale, che nel febbraio del 2007 aveva vent'anni. Solo cinque anni in più di lei. Intercettata dal cronista di Telecolor i suoi occhi e le sue labbra inizialmente si fermano, esitano. L'aiuta la madre, Marisa, che le dà l'input per proseguire il discorso. Tutto ruota sul concetto di giustizia, quella che cerca Fabiana, una ragazza privata per sempre di quel papà grande e forte e con quel “ginocchio che dà qualche problemino”. Le parole sono un segno profondo: "Chiedo solo giustizia per mio padre".