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la denuncia della cgil

"Il sistema della formazione è malato
e il silenzio della politica ci preoccupa"


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cgil, formazione, Politica, sicilia, speciale formazione, Cronaca
"La Cgil non parteciperà alle mobilitazioni, perché sono in parte strumentalizzate dagli enti di formazione che sono parte del problema". La mancata presenza del maggiore sindacato italiano alle proteste dei lavoratori della formazione professionale aveva destato qualche stupore e fatto presagire una spaccatura con le altre organizzazioni sindacali, ipotesi confermata dai dirigenti siciliani della Cgil e della Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) che stamane, nel corso di una conferenza stampa, hanno illustrato la loro linea e annunciato uno sciopero generale per fine marzo.

"Quello della formazione professionale è un sistema profondamente malato, che va riformato a fondo. Ribadiamo la richiesta al governo regionale di un tavolo di crisi che riveda il settore sulla base della trasparenza, del rispetto delle regole e della responsabilità degli enti - dice Michele Pagliaro, della segreteria regionale della Cgil - Abbiamo avviato una campagna che si chiama “Pagina bianca! Scriviamo una nuova pagina sulla formazione professionale”, con sit-in presso le prefetture, assemblee pubbliche e se sarà necessario anche uno sciopero generale in concomitanza con la fase finale della discussione sul bilancio regionale. Abbiamo chiesto più volte un confronto con il governatore Lombardo, con l’assessore Centorrino e perfino con i gruppi parlamentari, ma ancora è tutto fermo".

Richieste accompagnate da una piattaforma programmatica per la riforma del sistema, che prevede di impiegare i finanziamenti regionali per un piano pluriennale di ammortizzatori sociali fino al 2013 che consentano di ridurre la spesa del personale entro la scadenza del Fondo sociale europeo. Nel frattempo, le attività formative verrebbero finanziate mediante i fondi comunitari, dando la possibilità di riformare il sistema e diminuire i costi che, dal 2013 in poi, ritornerebbero a gravare solo sul bilancio regionale.

"L’attuale sistema assistito, autoreferenziale e di scarsa qualità costa oltre 250 milioni di euro – dice Giovanni Lo Cicero, responsabile della Flc per la formazione professionale – che secondo noi sono una cifra eccessiva. A regime, dopo la riforma, il sistema dovrebbe costare molto meno e permettere di investire anche in altri settori. Replicare il piano formativo del 2010 significa perpetuare i soliti errori, mentre è necessaria una cura dimagrante. Anche se trovassimo quest’anno i soldi necessari, non risolveremmo il problema e in futuro ci troveremmo al punto di partenza".

Rivendicazioni che non hanno trovato l’accordo degli altri sindacati come Cisl, Uil e Ugl e che hanno prodotto la spaccatura. "Noi abbiamo presentato la nostra piattaforma, non ci risulta che le altre sigle abbiano fatto altrettanto, anche perché noi siamo fuoriusciti dal nostro ente di riferimento dieci anni fa, al contrario degli altri", dice il segretario regionale della Flc Giusto Scozzari. "Il silenzio della politica in questo momento è molto preoccupante e Centorrino ci sembra in difficoltà rispetto a un governo che non agisce. Noi chiediamo regole trasparenti ed enti responsabili, i soldi non sono l’unico problema. Faremo vertenza a quegli enti che licenzieranno, perché hanno assunto senza avere le disponibilità finanziarie per farlo. Il vero problema è che gli enti hanno speso più di quanto dovevano, sforando i parametri, e finora la politica ha coperto questi errori con la pratica delle integrazioni di spesa (oggetto di un’indagine della Corte dei Conti, ndr) e non punendoli. Non è la Regione che deve regolare le assunzioni, ma sono gli enti a doversi gestire, fermo restando che ci sono alcuni enti virtuosi che hanno agito bene".

E ancora, nel corso della conferenza stampa è intervenuta Mariella Maggio, segretario regionale della Cgil: “Occorre avere consapevolezza- ha detto la Maggio- che siamo al fondo del barile, che non ci sono più risorse. E contemporaneamente – ha aggiunto-del fatto che il sistema formazione per come si è strutturato negli anni, per come è gonfiato indipendentemente dalle regole e dalla sua funzionalità era prima poi destinato a saltare, come ci dicono i fatti di queste ultime settimane. Al governo chiediamo dunque tutele per i lavoratori – ha sottolineato- ma che non siano i soliti pannicelli caldi: contemporaneamente ci vuole l’avvio di una riforma che abbia come cardini la razionalizzazione, la trasparenza e l’efficienza”.