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Scontro sulla legge elettorale

Ars, ancora bagarre
Cronaca di un giorno inutile


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, Politica
Tutto come da copione. Anche oggi all’Assemblea regionale siciliana si è consumato l’ennesimo scontro. Questa volta però lo spettacolo è andato in scena in due tempi: seduta mattutina e prosecuzione nel pomeriggio. Nella prima parte della giornata i deputati avrebbero dovuto discutere della legge elettorale e nella seconda di semplificazione amministrativa. All’inizio dei lavoro però il Pdl ha presentato la richiesta di sospensiva del ddl elettorale. Richiesta accolta dall’aula, complice l’assenza di buona parte della maggioranza, tra le urla del capogruppo Pd Cracolici. Questo però è solamente l’inizio. Nel primo pomeriggio infatti la maggioranza si riunisce per serrare le fila e capire come procedere dopo la debacle mattutina. L’orientamento che ne esce è chiaro: rinviare in commissione Affari istituzionali il ddl sulla semplificazione amministrativa firmato dall’assessore alle Autonomie locali Caterina Chinnici e, di conseguenza, riprendere la discussione generale sulla riforma della legge elettorale. Si torna così in Aula.

“Il testo – spiega l’assessore alle Autonomie Locali Caterina Chinnici – è stato rivisto anche in virtù di un ulteriore raffronto con la normativa statale e considerando sia gli emendamenti già presentati sia le indicazioni emerse dal dibattito d’aula. Originariamente erano 41 articoli, oggi sono 18. E’ un testo compatto e completo, funzionale alle esigenze della nostra Isola. In questo modo penso di avere adempiuto a quanto richiesto al governo”. Da qui la richiesta di rinvio formalizzata dal presidente della commissione Riccardo Minardo per “rivedere il testo alla luce delle modifiche apportate” e avallata dalla stessa Chinnici.

Immediata la risposta dell’opposizione con Fabio Mancuso (Pdl), che riporta all’aula le dichiarazioni rilasciate a Livesicilia dal capogruppo Pd. “Cracolici ha detto alla stampa che ‘o si fa la legge elettorale o per noi il Parlamento è bloccato’. Non possiamo stare al diktat di un capogruppo. Presidente – dice rivolgendosi a Formica – lei deve fare andare avanti questo Parlamento nel rispetto delle regole, non può sottostare a repentine richieste fatte solo perché una parte del Parlamento ha deciso di fare ciò che vuole”. Non meno polemico Toto Cordaro del Pid: “Si è imposto agli uffici di lavorare venerdi’, sabato e domenica. Eppure adesso si chiede il rinvio. E’ una pantomima con la richiesta vergognosa fatta da Minardo, servitore di richieste altrui”. Per il capogruppo dell’Mpa Francesco Musotto “la richiesta del presidente Minardo è stata motivata e deve essere condivisa. Non c’è motivo per alzare i toni o scadere in accuse che non attengono alla storia di questo Parlamento”. In favore della richiesta di rinvio anche l’Udc Giulia Adamo: “La proposta - spiega - consente a tutti di prendere atto della nuova legge ed è un atto di buona amministrazione”.

L’Aula alla fine viene aggiornata a domani dal presidente di turno Santi Formica, che pone così fine a una giornata infuocata. Il Partito democratico punta l’indice contrro la presidenza. “Oggi – spiega Cracolici – c’e’ stata una battaglia a colpi di regolamento. Nulla da eccepire all’atteggiamento della minoranza, ma contesto il comportamento della presidenza. Ha forzato le procedure decise dalla capigruppo e oggi non doveva consentire la votazione della sospensiva. E’ stato il sicario della volontà della minoranza”. L’appuntamento è per domani alle 11 con la conferenza dei capigruppo e alle 16 per una nuova seduta. All’ordine del giorno la riforma del commercio che pero’ non è ancora pronta. “Contestiamo – sottolinea Cracolici – anche l’ordine del giorno di domani. Perché non c’e’ la legge elettorale? E’ stata approvata la sospensiva, non il rinvio”.

Anche in conferenza dei capigruppo però i giochi non sembrano scontati. L’adesione “tecnica” al Pdl di Cateno De Luca (in “trasferta” dal gruppo misto) sposta infatti il baricentro e rimette in discussione i numeri. In conferenza capigruppo, infatti, la maggioranza non rappresenta più i due terzi dei deputati, quota che permette di approvare l’ordine del giorno senza ulteriori passaggi d’Aula. Se domani la capigruppo dovesse bocciare l’ordine del giorno (da cui per domani pomeriggio è stata esclusa la riforma elettorale), a quel punto lo stesso dovrebbe essere votato dall’Aula. Se la proposta venisse bocciata la presidenza stilerebbe un calendario settimanale provvisorio.