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Morì al pronto soccorso, i figli:
"Ecco l'odissea di nostra madre"


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Jenny Spanò, malasanità, Maria Anna Governale, Pietro Lo Verso, Roberta Ruggero, sicilia, Stefano La Spada, Cronaca, Palermo
Le ultime quattro ore di vita di Maria Anna Governale, la donna di 78 anni deceduta al pronto soccorso dell'ospedale Ingrassia di Palermo il 28 dicembre del 2006, trascorse nella sala d'attesa del nosocomio senza aver ricevuto assistenza dai medici, sono state raccontate dai figli della signora Governale, Lidia e René Schiera.

Davanti alla seconda sezione del Tribunale di Palermo, i fratelli, hanno ricostruito i fatti per cui sono imputati di omicidio colposo il primario del pronto soccorso Stefano La Spada (accusato anche di omissione d'atti d'ufficio per non aver attivato il triage), i medici Jenny Spanò, Roberta Ruggero e Pietro Lo Verso, gli infermieri Salvatore Quaglino, Sebastiano Mancuso e il loro collega del 118 Alberto Niccolai.

"Verso le 12.45 mio fratello ha chiamato il 118 dicendo che
mia madre accusava dolori al petto, alla braccia e al collo e che, quindi, molto probabilmente aveva un infarto - ha detto Lidia Schiera -. L'ambulanza è arrivata poco dopo ma senza il medico a bordo. Alle 13.20 eravamo all'ospedale. Nonostante le nostre insistenze e il peggioramento delle condizioni di mia madre non ci hanno fatto entrare. Inutilmente mio fratello ha picchiato contro la porta d'ingresso al pronto soccorso senza risultato. Abbiamo chiamato anche il 113 e l'operatore ci ha detto di avere pazienza mentre mia madre stava morendo. Molti pazienti sono entrati prima di noi".

Alla famiglia della signora Governale, che si è costituita parte civile con l'assistenza dell'avvocato Giovanni Di Benedetto, i barellieri hanno spiegato che il "i medici stabilivano il turno guardando i pazienti attraverso le telecamere nella sala d'attesa e che nulla si poteva fare". "Ho dato pugni alla porta fino quasi a romperla - ha raccontato il figlio - I medici passavano ogni tanto ma non ci davano ascolto. Solo uno si è fermato a misurare la pressione a mia madre dicendo che era tutto a posto". Il processo è stato rinviato per l'audizione di altri testimoni al 18 marzo.