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Intervista a Rodolfo Guajana

"Dobbiamo restare uniti contro il pizzo
Purtroppo i commercianti sono divisi"


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racket, rodolfo guajana
Torna lo spettro del racket a Palermo, col rogo di Brancaccio. Un evento allarmante, contro il quale le aziende devono unirsi e proteggersi a vicenda, come dice Rodolfo Guajana, imprenditore palermitano che ha avuto il coraggio di ribellarsi a Cosa Nostra.

Signor Guajana, cosa pensa di quanto successo stanotte?
“Quanto successo è un fatto di estrema gravità, che preoccupa molto ed impensierisce”.

Lei in passato è stato oggetto di pesanti intimidazioni da parte della mafia. Come si può combattere il fenomeno?
“Solo stando uniti e non divisi. La mafia è un'organizzazione verticistica e anche noi commercianti dobbiamo essere adeguatamente organizzati, invece siamo divisi. Chi vuole combattere Cosa Nostra deve associarsi, e la dimostrazione ce l'hanno data i pentiti di mafia che l'hanno ammesso: gli esattori del pizzo hanno paura delle denunce di chi fa parte di un'associazione di lotta al racket, preferiscono andare da chi non ne fa parte ed è più isolato. Se sei solo, sei a rischio”.

Dopo un periodo di apparente calma, teme un ritorno del fenomeno del racket?
“La vicenda di Domenico Davì (proprietario di un supermercato in via Pindemonte, a Palermo, vittima di alcuni attentati legati all'estorsione, ndr) è stata significativa, c'erano dei precisi segnali che vanno contrastati in maniera incisiva. Lancio un appello alla magistratura e alle forze dell'ordine, affinché continuino il loro prezioso lavoro".