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Marannano: "Segno di debolezza"


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Si procede per ipotesi, al momento, per quanto riguarda le cause dell'incendio divampato questa notte nell'area industriale di Brancaccio. Dalle prime osservazioni la matrice dell'incendio che ha distrutto un edificio e sei capannoni, sarebbe dolosa, vista la presenza di attak rinvenuta sui cancelli.
Daniele Marannano, vicepresidente di AddioPizzo, afferma che se l'incendio fosse opera degli esattori, ciò potrebbe rivelare la “debolezza” dell'organizzazione mafiosa: “Si tratta di un fatto molto grave, ma che farebbe trasparire da parte di esattori il bisogno denaro da raccogliere per le famiglie dei detenuti”. Un bisogno che li avrebbe costretti ad “alzare il tiro”, sintomo che la criminalità organizzata presente nel territorio si troverebbe in difficoltà. A Brancaccio, molti hanno iniziato a collaborare con l'associazione antiracket: “Nell'area industriale di Brancaccio, nei mesi passati abbiamo raccolto risposte positive: molte aziende hanno esposto un cartello di adesione alle campagne contro il pizzo” spiega Marannano.
Negli ultimi tempi anche dalle intercettazioni e dai pentiti sono sorti timori da parte degli esattori: “Ci sono deposizioni – racconta l'esponente di AddioPizzo - come quella del collaboratore di giustizia Di Maio che racconta come si cercasse di evitare di chiedere soldi presso quei commercianti che aderiscono alle associazioni antiracket, per evitare 'camurrie'”. Un “ulteriore strumento di difesa”, dunque, nelle mani degli imprenditori. L'associazione non conosce queste imprese, ma tiene a precisare che “è disponibile - conclude Marannano - a porsi al loro fianco nel caso l'ipotesi del racket fosse confermata”.