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energia e tangenti

Convalidati gli arresti,
spunta il nome di Bonomo


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E' quello di Mario Bonomo, il nome spuntato agli atti dell'inchiesta che ha visto in manette ieri sera il deputato Gaspare Vitrano. Bonomo, deputato regionali eletto nel Pd a Siracusa, siede adesso tra le fila dell'Api di Rutelli. Bonomo non è formalmente indagato, ma indiscrezioni parlano di ulteriori accertamenti da parte degli inquirenti a suo carico.

Intanto si è concluso l'interrogatorio da parte del gip Michele Alaimo del deputato regionale Pd Gaspare Vitrano fermato ieri dalla polizia mentre intascava una mazzetta di 10 mila euro da un imprenditore. Il giudice ha gia' ricevuto gli atti dalla procura. All'interrogatorio hanno partecipato i pm che conducono l'inchiesta e che chiederanno la convalida dell'arresto e uno dei legali dell'indagato Francesco Riggio. Anche l'altro fermato, Pier Giorgio Ingrassia, e' stato interrogato dal gip Michele Alaimo. L'indagato e' difeso dall'avvocato Ugo Castagna.

Secondo indiscrezioni Gaspare Vitrano, pressato dalle domande del pm, ha offerto due versioni differenti. All'inizio ha dichiarato che i soldi non erano suoi: la somma di diecimila euro in contanti trovata in suo possesso, secondo la ricostruzione di Vitrano, apparterrebbe all'ingegnere Ingrassia, che sarebbe stato in attesa di ricevere la somma dall'imprenditore, per motivi di lavoro. Vitrano, stando sempre alla sua versione dei fatti, sarebbe stato chiamato a fare da 'paciere' tra i due. Come mai allora la busta col danaro sarebbe stata nelle sue mani? Secondo Vitrano, si sarebbe trattato solo di una cortesia nei confronti di Ingrassia che, essendo in moto, avrebbe rischiato di perdere i soldi.

Quando il pm Agnello gli ha contestato che nel corso delle intercettazioni emergeva con chiarezza che Vitrano era a conoscenza del passaggio di denaro, l'ex deputato ha ammesso di avere ricevuto la somma in contanti. Vitrano ha aggiunto di avere costituito una società con Ingrassia nel settore del fotovoltaico e i soldi erano un conferimento di capitale nella stessa.

A margine dell'interrogatorio è stato convalidato l'arresto, in attesa di stabilire la misura cautelare da adottare nei suoi riguardi.

L'episodio non sarebbe un semplice caso di corruzione ma viene riportato dagli investigatori a un consolidato ''sistema'' di corruzione che nel settore delle energie alternative imponeva agli imprenditori il pagamento di tangenti in cambio dello snellimento dei tempi per il rilascio delle autorizzazioni. Spesso venivano creati artificiosi ostacoli burocratici per indurre i titolari delle imprese interessate alla installazione di impianti fotovoltaici a pagare le mazzette secondo un preciso ''tariffario''. Lo scenario dell'inchiesta è stato delineato dal racconto di un imprenditore che aveva ottenuto in sub concessione lavori per la realizzazione di impianti fotovoltaici a Roccamena, in provincia di Palermo, e a Francofonte, in provincia di Siracusa. Da tempo le due pratiche erano però bloccate in alcuni decisivi passaggi burocratici.

Per fare ripartire l'iter delle autorizzazioni si sarebbe fatto avanti Pier Giorgio Ingrassia, un ingegnere molto introdotto nel settore dell'energia alternativa. Ingrassia non si e' pero' presentato solo come un tecnico ma come un elemento di collegamento tra la politica e le imprese. ''Solo la politica può spingere il procedimento burocratico'' avrebbe detto Ingrassia all'imprenditore.

L'altro politico coinvolto nella vicenda, secondo indiscrezioni, apparterrebbe alla stessa area politica del deputato regionale del Pd. I democratici sostengono con Mpa, Udc, Api e Fli il governo regionale guidato da Raffaele Lombardo. La sua posizione e' al vaglio degli inquirenti, ma al momento non e' formalmente indagato.

Il suo nome salta fuori nelle intercettazioni dei protagonisti del pagamento della mazzetta. ''I soldi non vanno a me ma ad altri che hanno potere'', diceva Ingrassia all'imprenditore citando i nomi di entrambi i politici. Gli inquirenti stanno ora valutando se vi siano stati contatti e incontri anche con l'altro politico. Il pagamento della mazzetta, secondo l'inchiesta, non sarebbe legato direttamente allo sblocco di pratiche amministrative ma alla possibilità di continuare a operare nel settore delle energie alternative. L'imprenditore che ha denunciato la richiesta di tangente, infatti, avrebbe terminato i lavori dell'impianto fotovoltaico a Roccamena e non era direttamente interessato a ottenere permessi o concessioni in quanto subappaltatore finale.

Intanto Gaspare Vitrano ha trascorso la notte nel carcere borbonico dell'Ucciardone, a Palermo. Lui, il più votato del suo partito alle elezioni del 2008, è stato fermato dagli agenti della squadra mobile ieri subito dopo aver intascato una mazzetta da un imprenditore del fotovoltaico. Con lui è stato fermato anche l'ingegnere Pier Giorgio Ingrassia, 38 anni, che sarebbe il mediatore della tangente.

L'incontro fra i tre sarebbe avvenuto nell'atrio degli uffici dell'azienda sanitaria provinciale 6 in via Giacomo Cusmano. Lo scambio dei soldi sarebbe stato filmato dalla polizia dopo che le banconote erano state fotocopiate: l'imprenditore, che non riusciva ad ottenere dei lavori per impianti di energia alternativa a Roccamena e Francofonte, aveva infatti denunciato la richiesta di tangente alla procura che con la squadra mobile ha organizzato l'operazione fermando il deputato con l'accusa di concussione.

Pier Giorgio Ingrassia e' stato progettista di impianti fotovoltaici in cinque scuole a Misilmeri, paese alle porte di Palermo dov'e' nato Vitrano. I commissari del comune sciolto per mafia, nel 2006, appaltarono lavori per 400 mila euro alla ditta ''Progetto terra srl'' di Settimo milanese. Gli investigatori tengono per ora le bocche cucite sull'inchiesta e anche i magistrati che la coordinano mantengono il piu' stretto riserbo. Non e' infatti ancora chiara la posizione di Ingrassia. Entro lunedi' il fascicolo d'inchiesta dovra' essere portato al gip che deve decidere sulla convalida dell'arresto.