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il presidente di confindustria palermo

"Gravissime le parole di Spinnato
valuteremo la sospensione"


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alessandro albanese, confindustria, palermo, pizzo, spinnato forni, Cronaca
“Bisogna trovare un giusto compromesso nell'imprenditoria della città. Io l'ho fatto. E' inutile negare che alcune visite si ricevono in ditta. Tutti sappiamo chi sono. Loro mi chiedono lavori per qualche amico e io lo faccio. Per me l'importante è lavorare. Poi ovviamente applico un piccolo sconto o verso una provvigione al procacciatore d'affari. A me sta bene così”. A dirlo è
Natale Spinnato, l'imprenditore palermitano proprietario dei capannoni della “Forni Spinnato”, andati a fuoco due giorni fa nel quartiere Brancaccio di Palermo. Dietro l'attentato sembra esserci la mano della mafia. Le parole di Spinnato lasciano intravedere scenari inquietanti di tolleranza del fenomeno delle estorsioni da parte di una fetta dell'imprenditoria della città.

Livesicilia ha chiesto un parere a riguardo al presidente di Confindustria Palermo Alessandro Albanese.

Presidente Albanese, come valuta le dichiarazioni rilasciate da Natale Spinnato?
“Si tratta di frasi gravissime che ci hanno sconcertati. Mi auguro che si tratti di un malinteso. Tra l'altro avevo parlato con Spinnato proprio ieri e mi aveva assicurato la sua totale estraneità ai fatti, ma la dichiarazione che ha rilasciato a La Repubblica va nel senso opposto”.

Come ha intenzione di agire Confindustria Palermo?
“Lunedì convocheremo d'urgenza il comitato di presidenza per decidere se affidare la pratica ai probiviri e valutare quali sanzioni prendere a carico di Natale Spinnato. Se fosse confermato che l'imprenditore ha avuto rapporti con Cosa nostra si tratterebbe di una violazione gravissima del nostro codice etico, che porterebbe alla sospensione da Confindustria e, se dovessero emergere contatti più profondi con la mafia, potremmo applicare sanzioni maggiori. In ogni caso decideremo in tempi brevi, nel giro di 2 o 3 giorni. Come Confindustria Palermo siamo attenti e rigidi nell'arginare qualsiasi tipo di collusione tra professionisti e mafia. Io conosco personalmente Spinnato e lo apprezzo come imprenditore, ma in questi casi non esistono né amici né parenti. E' il ruolo che rivestiamo che ce lo impone”.

Il procuratore di Palermo Francesco Messineo ha parlato di un “picco di recrudescenza della criminalità che non c'era più da diverso tempo”. Secondo Daniele Marannano di Addio pizzo, invece, l'attentato potrebbe essere un segnale di debolezza di Cosa nostra, che torna a battere cassa perché sta perdendo il controllo sul territorio di Brancaccio. Lei che ne pensa?
“Sono entrambe valutazioni condivisibili che provengono da due modi diversi di affrontare il problema delle estorsioni. E' vero che la criminalità organizzata è ben lontana dall'essere sconfitta, ma è anche vero che è stato fatto tanto, sia dalla magistratura che dalle associazioni anti racket. La mafia sta subendo una pressione fortissima. Le ultime intercettazioni dei pentiti dimostrano che Cosa nostra ha paura della repressione che sta subendo in questi ultimi tempi”.

Erano quasi quattro anni che la mafia non si faceva sentire con una forza tale nella richiesta del pizzo, dall'incendio dei capannoni di Rodolfo Guajana nell'estate del 2007. Come si spiega il silenzio di questi anni e perché questo exploit adesso?
“Io prima di emettere giudizi e fare connessioni di qualsiasi tipo aspetterei il parere degli inquirenti. In questa fattispecie lascerei lavorare i magistrati”.