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L'immagine del Pd

Se crolla il mito della diversità


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Il Pd ha agito come doveva: allontanamento cautelare del presunto mazzettaro e staremo a vedere. Ma c'è uno spettro, un'ombra, che si aggira per le stanze del pensiero. Una volta erano diversi, adesso - comunque vada - non lo saranno più. La sinistra di Pio La Torre appariva povera e intonsa. Le ruberie probabilmente si consumavano anche nel segreto, nel retroscena della santa icona della falce e martello.  L'immagine raccontava altro, grazie, per esempio, a Pio che era davvero un asceta della buona politica. L'oleografia narrava il digiuno di un partito che disdegnava la grande abbuffata, nonostante alcuni sotterranei banchetti consociativi. L'antimafia era il suo codice genetico. L'intransigenza politica e morale lo coprivano come un dignitoso e pesante cappotto. C'è  fisicamente un abisso tra il profilo severo di un Berlinguer o di un La Torre e la faccia terrena di un Gaspare Vitrano. Forse non vuol dire niente. Forse è già tutto e non ce ne eravamo accorti.

Gli eredi di quella tradizione oggi sono a disagio. La convivenza con i confratelli di un'altra matrice li ha resi insicuri. Si sentono perforabili, deboli. Ma non è stato il matrimonio forzato che ha partorito il Pd a rendere torbide le acque: sarebbe un bell'alibi. Già prima, gli ex comunisti erano riusciti a far perdere le tracce di un'antica nobiltà, perfino nelle apparenze e nei riti. Ora si raccolgono i frutti amari di uno smarrimento lontano. Nessuno è più diverso da nessuno. Il tintinnio di manette e il sostegno al governo Lombardo - per sentieri irriducibili che hanno a che fare con la responsabilità penale,  per strade comuni che riguardano l'etica della politica - si ritrovano nel canestro di una stranamente intrecciata conferma dell'assunto.