Live Sicilia

La morte della figlia di Angelo Morello

Alla ricerca di Livia



, Cronaca
Qui si scrive per ricostruire la traccia di una storia che non sappiamo. Non troveremo un senso alla fine insensata di una splendida ragazza di diciotto anni. Ma se ci mettiamo in cammino sul ghiaccio della morte improvvisa è per annusare i fiori che c'erano e che ci saranno ancora sotto le lastre e il governo del gelo. No, non rinveniremo il bandolo della matassa o del gomitolo orribile che sta allacciando il cuore di Angelo Morello, di sua moglie Roberta e del resto della famiglia. E sarebbe un peccato mortale la presunzione di una scoperta inattesa. Cerchiamo un petalo dietro la maschera dura di questo inverno. E non per noi. Vogliamo prenderlo con delicatezza tra le dita, affinché non si sfarini. Vogliamo portarlo tra le mani di chi ne ha più bisogno.

La morte di Livia Morello, figlia di Angelo, caporedattore di Tgs, e di Roberta, è purtroppo la notizia dei nostri giorni. E' notizia ciò che scuote e interroga una comunità, il pugno che la ferisce, che la fa rannicchiare e piangere intorno a una domanda inevasa. Livia ci uccide più dell'arresto di un presunto mazzettaro con i galloni da onorevole. Il fuoco dell'evento brucia peggio delle fiamme del racket che hanno distrutto i capannoni di Brancaccio. Non c'è nulla di più incisivo dell'ultimo respiro di una ragazza di diciotto anni che aveva - come si dice - l'intera vita davanti e che adesso si lascia ricordare per le gioie e le tenerezze già alle spalle. Siamo tutti padri e madri, veri o potenziali. Siamo tutti in grado di immaginare il lutto, nella sua essenza millimetrica rispetto alla grandezza reale. Tutti siamo disponibili alla condivisione. Tutti, per un riflesso inconfessabile, possiamo sentire l'atroce sollievo che in casi simili, nella nostra anima bipolare, è sincero compagno di un sincero strazio: l'abbiamo scampata bella, non è toccato a noi.

Ci sono diversi metodi per accostarsi alla superficie di una materia che scotta. C'è il modo del tifoso, dispiaciuto che sia stato coinvolto il dottore Morello, l'uomo che riempie le settimane degli aficionados rosanero con le sue parole decise e competenti. C'è la riluttanza di coloro che non hanno mai perso nessuno. Partecipano da un globo distante. Sanno che prima o poi piangeranno lacrime simili, perciò non desiderano incassare un'anticipazione. C'è il rito condolente delle facce che hanno già avuto i lineamenti stravolti da un destino di separazione. Si abbraccia per consolare e per cercare consolazione. C'è la vicinanza di coloro che conoscono bene i protagonisti della storia e perciò sanno misurare con approssimata esattezza la dimensione tellurica del crepaccio che si è spalancato sotto i piedi innocenti di una famiglia bella e unita.

Noi siamo qui alla ricerca di Livia viva, nonostante la sua morte. E mettiamo in moto l'olfatto per cogliere l'amore che l'ha circondata, anche con le narici piene dell'incenso, compagno di ogni sepoltura. Qualcuno ha scritto su una bacheca di Facebook: "Doveva morire a cento anni, circondata dai nipotini". E' il punto. L'esistenza vale per i castelli di sabbia realmente costruiti, o per quelli soltanto sognati e mai negoziati con la sorte? Davanti ai capelli di una ragazza di diciotto anni, davanti al suo sorriso, davanti ai suoi occhi chiusi, clicchiamo sulla seconda risposta.

E' lo stesso clic che abbiamo azzardato quando le lacrime ci hanno preso alla gola. Quando è successo a noi, come succede agli altri. Livia ha già avuto i suoi cento anni. Ha già avuto minuti pieni di nipotini,  mai vissuti. Li ha già avuti, perché li avrebbe avuti. E' piombata dal mare un'ondata alta che ha cancellato il castello di sabbia, prima ancora che la pazienza di un gesto lo costruisse. La fede umana che nutriamo nel cuore ci sussurra che non importa, affrontando il rischio di una bestemmia in replica. Non importa che la felicità del tempo ci sia stata davvero, se c'è stata la felicità completa e generosa dell'amore. Chi crede in Dio sa che l'amore non è tolto. E' conservato per il cielo sopra le nuvole. Chi non crede in Dio, perché aspira, incerto, all'orizzonte delle persone, sa che l'amore non è mai sprecato. Si invera, a prescindere dal battito dell'orologio e del polso. Se c'è stato, ci sarà. L'amore è duraturo come il nome. Piangiamo Livia, mentre la vediamo lieve,  bolla di sapone mirabile nella sua infinita primavera. Non può fare a meno di dissolversi, con la sua luce in grembo, la bolla colorata. Ma la dolcezza del suo volo rimane negli occhi. Rimane nel sogno che chiamiamo per sempre.