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Parla Giovanni Brusca

"Non sapevo nulla dei rapporti
tra Vito Ciancimino e la polizia"


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brusca, ciancimino, mafia, Cronaca
"Quando Riina mi parlò di Ciancimino e Dell'Utri come nuovi referenti dei rapporti con i politici dopo l'omicidio di Salvo Lima, non sapevo dei rapporti tra Vito Ciancimino e la polizia ma non posso escludere che Riina e Provenzano sapessero". Lo dice il pentito Giovanni Brusca nell'interrogatorio ai pm palermitani reso il 15 febbraio scorso nell'ambito dell'inchiesta sulla "trattativa" tra lo Stato e la mafia dopo le stragi del 1992 e depositato dai magistrati nel processo al generale dei carabinieri Mario Mori per favoreggiamento aggravato dall'aver agevolato la mafia. Nel dicembre '92 Vito Ciancimino e' stato arrestato a Roma, dopo aver richiesto il rilascio del passaporto. Ciancimino era stato già condannato in primo grado a sette anni di reclusione per associazione mafiosa e a tre per corruzione in via definitiva, ma non era in carcere per aver in gran parte scontato la sua condanna in precedenti periodi di reclusione, mentre il resto era stato condonato. La Cassazione nel '93 confermò la condanna complessivamente a 8 anni di carcere. "So però - prosegue Brusca - che nel 1994 quando Massimo Ciancimino creò problemi con la metanizzazione di Alcamo e la relativa messa a posto, Leoluca Bagarella lo chiamò 'sbirro'. Rimasi sorpreso è compresi che Bagarella sapeva molte cose. Lui voleva agire contro Massimo Ciancimino ma non poteva perché doveva ancora essere collegato a Provenzano".