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La polemica

Tutto sommato, sto con Ingroia


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giudici, ingroia, tribunale, Cronaca
(rp) E' vero, Paolo Borsellino fu ripreso dopo una sua acconcia valutazione (i fatti e le ispezioni del ministero gli diedero ragione col bollo) sullo stato dell'Ufficio di istruzione di Palermo, guidato da Meli. Il giudice rispose con una frase-monito a chi gli chiedeva se non ritenesse di avere danneggiato l'istituzione, comunicando con chiarezza il suo parere. Disse, Borsellino, che problemi di tale importanza come il funzionamento di una pubblica istituzione o la lotta alla criminalità organizzata non possono restare nel recinto dei sedicenti aventi parola, in base a privilegi di casta e di posizione. Tutti devono sapere, per potere dire, per esercitare l'aspirazione a una compiuta cittadinanza. Perché si dovrebbe negare altrettanta liberalità a un magistrato che ha il sacrosanto diritto di esprimersi sulla Costituzione? Un procuratore è forse un cittadino in stato di minorità? Un giudice lascerebbe trasparire con tanta evidenza i suoi sentimenti civili, se non fosse sicuro della propria fedeltà al codice?

E' vero, questo diritto potrebbe essere esercitato con maggiore sobrietà. Ma è stata la politica ad aprire la stagione del vilipendio alla magistratura. Perciò, ogni richiamo alla compostezza proveniente da quella zona di operazioni è da considerarsi ipocrita. E poi perché temere i giudici che dicono come la pensano a testa alta? Ci fanno più paura gli afasici magistrati (e ce ne furono...) che mimetizzano idee personali, carnevalate e pregiudizi sotto il tappeto del loro mestiere e degli atti che producono.