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'Un artista del popolo'
Il concerto al Politeama


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Dopo aver raccontato la genesi di due capolavori esoterici come il Quartetto “Delle dissonanze” di Mozart (1785) e il Quartetto per la fine del Tempo di Olivier Messiaen (1940-41), il musicologo/narratore Sandro Cappelletto si sofferma questa volta sulla figura di Dmitrij Shostakovich e sui rapporti tra il grande musicista e il clima culturale dell’Urss negli anni dello stalinismo.

La performance sarà eseguita dal Quartetto Savinio, costituito nel 2000 da alcuni allievi della Scuola di Musica di Fiesole e rende omaggio ad Alberto Savinio (1891-1952), fratello di Giorgio De Chirico e musicista, pittore e scrittore fra i più geniali del Novecento italiano. Vincitore del Concorso dell’Accademia Europea del Quartetto e della International String Quartet Competition di Mosca, l’ensemble si esibisce a Palermo insieme con il pianista Marco Scolastra.

Da giovane, Shostakovich era considerato l’enfant prodige e il fiore all’occhiello dell’Unione Sovietica: non a caso, nel 1927 realizzò una Sinfonia intitolata “All’Ottobre” e fu chiamato a realizzare la colonna sonora del film di propaganda di Sergej Ejzenstejn ispirato al libro/reportage di John Reed Dieci giorni che sconvolsero il mondo (1919). In seguito, però, la sua Lady Macbeth (1930-32) venne attaccata sulle pagine della “Pravda” e da quel giorno, "come tanti altri russi in quegli anni di terrore”, Shostakovich iniziò “a dormire vestito, tenendo a portata di mano una valigetta con qualche indumento” (Restagno): gli arresti avvenivano infatti quasi sempre di notte, senza preavviso e senza lasciare alle vittime neanche il tempo di prepararsi un bagaglio.

Com’è noto, Prokof’ev tentò di reagire alle accuse di “formalismo borghese” componendo Pierino e il lupo (1936), una fiaba musicale che allude tuttavia al destino del popolo russo e alla ferocia del lupo-Stalin; Shostakovich scelse invece di omologare il suo linguaggio sinfonico ai criteri del realismo socialista, dando vita al tempo stesso a una serie di opere ben più cupe e sincere, quasi sempre destinate a piccoli organici cameristici e capaci di configurarsi come una sorta di diario segreto del suo esilio spirituale.