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Sanità. Alla fine si rinuncia

Un mignolo rotto in casa
e 2 ore e mezzo d'attesa al Civico


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, Cronaca
Mignolo contro spigolo. Vince il secondo, in un banale incidente domestico pomeridiano.  Ghiaccio, Lasonil, letto. Ma il dito continua a pulsare e, a ben vedere, presenta evidenti segni di frattura. In una città normale, basterebbe andare al Pronto Soccorso, per verificare se davvero i segnali temuti coincidono con la frattura. Dunque andiamo. Siamo o non siamo una città normale, specialmente dopo la riforma della Sanità?

Il Pronto Soccorso del Civico di Palermo è strapieno di gente. Dopo le operazioni di registrazione, al paziente viene assegnato un numero e un triage, un codice che indica il grado di urgenza in base alla gravità del quadro clinico. Ovviamente il triage è verde, non si tratta di niente di grave o di vitale importanza. Quindi si va ad aspettare il proprio turno in sala d'attesa. Il mignolo sarà paziente come il paziente.  Lo schermo in alto nella sala indica quante persone bisognerà aspettare e il tempo medio d'attesa. Circa un'ora, rassicura la lavagna digitale appesa al muro, in caso di triage verde.

Ci si siede e si comincia a fare conversazione. C'è la signora che accompagna la figlia col mal di testa, c'è il ragazzo che è scivolato in motorino e aspetta di avere medicata la ferita superficiale che si è procurato. Ci sono due clochard, nella saletta più piccola. Quello del Pronto Soccorso è l'unico tetto sulla testa che hanno. Uno dei due si avvicina, racconta la sua storia. Ha avuto amputata una gamba, va in giro con le stampelle. Non ha famiglia e la sua pensione si ferma a quota 360 euro, troppo poco per permettersi il lusso di un tetto tutto suo.

Tra una chiacchiera e l'altra trascorre la prima ora. Il piede, intanto, è rimasto penzoloni ed è già più gonfio di quando si era arrivati in ospedale. Non è arrivato nessun caso grave, una sola ambulanza ha fatto sosta, con a bordo una donna anziana che aveva avuto un malore. Si chiede all'infermiera (una persona cortesissima) quanto c'è ancora da aspettare: sette triage verdi prima del proprio turno, quindici persone in tutto (i triage gialli, ovviamente, hanno la precedenza).

Si torna a chiacchierare con gli altri malcapitati in sala d'attesa. Nessun codice rosso arriva in Pronto Soccorso. Due ore. Il piede ha ormai dimensioni simili a quelle di un canotto, ancorato alla gamba. Ma lo schermo appeso alla parete non scorre. Si spera che sia rotto e si torna a chiedere notizie del proprio turno alla gentile infermiera di cui sopra. Ancora fermi al quindicesimo posto. Il paziente a quel punto sarebbe tentato di desistere, tornare a casa e mettersi a letto, almeno il dito farà meno male. L'accompagnatore lo convince ad aspettare ancora un po'.

Altro giro, altra corsa, nuova chiacchierata coi vicini di sedia, giusto per ammazzare il tempo. Due ore e mezzo. Lo schermo segna adesso il quattordicesimo posto. No, evidentemente aveva ragione l'infermiera e lo schermo non era rotto. Frattura o meno, per questa volta si torna a casa. Niente di grave, no? In fondo anche questa è una storia normale.