Live Sicilia

Il dilemma di Saverio Romano

L'uomo che vuole fare il ministro
alla corte di Umberto Bossi



, Politica
A Saverio Romano va riconosciuto un certo stile pacato, che rappresenta un pregio nella politica di oggi. Ma non gli servirà. Un altro siciliano al governo non lo vediamo proprio di buon occhio. Non potrà cambiare il senso perfido di un'alleanza profondamente sbilanciata in chiave nordista, non fermerà la deriva secessionista, travestita da federalismo. E' ormai evidente: una rivoluzione che premia solo una parte di un Paese a scapito di un'altra è secessione, senza se e senza ma. Romano sarà giocoforza un altro ministro "travicello" a disposizione del conquistatore Bossi. Né l'ultimo appiglio della "trattativa politca" sembra promettere alcunché. Somiglia a un differimento tecnico, nulla di più. Ci vorrebbe altro per mutare il codice genetico di una maggioranza che ha il volto del leghismo più bieco. Un Romano da solo non basta.

In questi giorni, la voce più lucida sul tema è stata quella del presidente della Regione, Raffaele Lombardo, rimasto quasi da solo a difendere le prerogative e la decenza della Sicilia da un destino di sottosviluppo e disagi. Sì, ha ragione il governatore: ci sono troppi siciliani aggiogati al carro di Bossi e di Calderoli. Scriviamo i loro nomi su un foglietto, per non scordarli più.