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Accade a Casteldaccia

E il parroco accusò la sinistra...


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casteldaccia, parroco, Cronaca
Non saranno più i tempi di Peppone e Don Camillo, tuttavia le contrapposizioni tra altare e politica talvolta non sono meno forti di allora. Prendete, ad esempio, quanto accaduto recentemente a Casteldaccia, una piccola cittadina a un tiro di schioppo da Palermo. Un parroco, con una lettera e un’omelia, si rivolge ai fedeli mettendo sul banco degli accusati la sinistra. Rea di incolpare ipocritamente e odiare il presidente del consiglio per il suo stile di vita. Berlusconi, se è come sembra, dovrà rendere conto a Dio, dice e scrive. Ma anche loro, gli uomini della sinistra, sostiene il prelato, sfileranno dal santissimo tribunale e il loro fardello sarà molto pesante. Sono i farisei di cui parlano i vangeli. Il motivo? Da quando avevano i calzoni corti, rivendicano “certe conquiste sociali”: divorzio, aborto, sesso libero, convivenza, preservativo, pillola del giorno prima e del giorno dopo, orgoglio omosessuale e via elencando. Non solo. Gli uomini della sinistra hanno fatto di tutto per sfasciare le famiglie e ora pretendono pure di fare la morale. Per non parlare, poi, di quelle donne sconvolte dal caso Ruby, che scendono in piazza a difendere la loro dignità e poi mandano in giro le figlie mezze nude.

Prima, rileva il presbitero, si rimproverava alla chiesa di parlare troppo dei peccati sessuali, ora di parlarne troppo poco. Non si è fatta attendere, a stretto giro di posta, la replica. Con una lettera indirizzata al religioso, firmata da donne e uomini di sinistra, alcuni vicini al PD, poi distribuita e fatta sottoscrivere nella piazza principale e in giro per il paese, si ricorda che l’omelia ha lo scopo di attualizzare la parola di Dio. Non quello di accusare qualcuno, prendendo la parte di uno schieramento politico e screditando l’altro. Notazione non secondaria. I replicanti utilizzano un linguaggio tale da far trasparire la loro evidente e chiara appartenenza cattolica. Ciò non impedisce agli stessi di ricordare che alcune scelte legislative del passato (aborto e divorzio) sono state espressione non di una sola parte politica, ma di un’ampia volontà popolare e vanno comprese e inserite all’interno della laicità dello stato. La missiva contiene un elenco, forse un po’ troppo di maniera, di ciò che significa essere di sinistra: guardare il mondo con gli occhi degli altri, l’importanza del lavoro, la salute che deve essere garantita a tutti, la condizione della donna come misura della civiltà di un paese, la pace nel mondo e il combattere l’aggressività che alberga dentro di noi, la scuola. Se si vuole parlare di certi temi, continuano, si può convocare un’assemblea parrocchiale e incrociare i diversi punti di vista. Cosa che l’omelia non consente di fare, essendo una comunicazione unidirezionale tra il singolo che parla e coloro che sono soltanto tenuti ad ascoltare.

Finita la celebrazione, tutto torna come prima. In genere, i fedeli se le tengono tutte per poi lamentarsi in privato, famiglia, cerchia di amici o ufficio che sia. Questa volta è andata diversamente, non ci si è limitati al chiacchiericcio a bassa voce, si è voluto dare alla vicenda una dimensione pubblica, politica. Della storia si è occupata pure la prestigiosa rivista romana Adista, che è un’antenna molto attenta di quanto accade di significativo nel mondo cattolico. Pensiamo che i parroci, come tutti, abbiano diritto a dire liberamente quello che pensano. Ciò che non va bene è che, comunemente, si trovino di fronte persone, anche con elevati titoli di studio e ruoli sociali non di secondo piano, intimidite dall’autorità religiosa che rappresentano e perciò mute e sorde a qualsiasi parola provenga dai pulpiti. E’ invece un comportamento maturo, e un buon segno, quando, come in questo caso, chi dissente argomenti con puntiglio e rispetto le proprie ragioni. Chi ascolta e legge ha modo di farsi un’opinione e giudicare. Ci guadagniamo così un po’ tutti, chierici e laici. Peccato che situazioni simili, almeno nel panorama siciliano, siano così rare, per non dire uniche.