Live Sicilia

La lettera aperta

Carissimo ragazzo antifascista:
la violenza che c'entra con la libertà?


Articolo letto 1.455 volte


, Cronaca, Politica
Carissimo ragazzo antifascista, preparati perché ti tratterò da persona adulta, con rudezza. Non sentirò tenera comprensione per i tuoi occhi spalancati, per i pelouches che conservi nella tua cameretta, se sei una ragazza. Non ti blandirò con la vigliacca pedagogia di coloro che parlano piano, suadenti, convinti che tu sia un minus habens, uno scemo. Ieri sei sceso in piazza in compagnia della violenza. Sei grande, nel senso peggiore del termine.

Il problema, caro ragazzo antifascista, è che partiamo da presupposti diversi, anche storicamente. Tu consideri piazzale Loreto un episodio glorioso, io penso che fu una roba orrenda "da macelleria messicana". Tu ritieni che ancora adesso ci sia un fascismo strisciante, da combattere con le mazzate. Forse c'è, d'accordo. Ma se combatti il fascismo con le mazzate, con le squadracce, con l'olio di ricino di certi volantini, diventi fascista pure tu. Qual è la differenza, allora? Sai dirmela? Un ragazzo con un bastone in mano, si qualifica per il bastone, non per le idee. Un ragazzo che tira bottiglie in testa alla polizia (che ieri è stata semplicemente magnifica alla Mondadori) non ha il diritto al dibattito, né alla favella. Il lancio di bottiglie è lo sport di coloro che non hanno altri argomenti. Vuoi passare per stupido?

Non ti piace un libro di destra? E tu scrivine uno di sinistra, ragazzo mio. Oppure prendi la parola pubblicamente e usa gli aggettivi e i sostantivi che sai. Convinci le persone, se sei capace. Se meni, sei già uno sconfitto. In un film in cui pure recitava da protervo, Gian Maria Volontè disse una formidabile e rude verità: "Tu sei un cittadino democratico e io ti devo rispettare. Ma le bombe che minchia c'entrano con la democrazia?". Vale anche per i sassi.