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Voci della sanità: attese e disagi

Sciacca, il caos regna sovrano


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, Agrigento, Cronaca
Le pareti del Pronto soccorso dell’ospedale di Sciacca hanno ormai un colore sbiadito: la colata di bianco che prima le avvolgeva, adesso è ricoperta da orme grigiastre e da zanzare spiaccicate al muro da diverse manate. La gente vi si appoggia continuamente durante la snervante attesa, nonostante i cartelli invitino a non sostare nei corridoi, ma l’accesso all’edificio uno dove è allocato il Pronto soccorso non è monitorato e il personale in servizio ha altro da fare piuttosto che regolare il “traffico umano”.

Chi arriva si mette alla ricerca delle poche e sciancate sedie a rotelle o di una barella per poter trasportare il proprio familiare all’interno, chi può, invece, raggiunge il triage con le proprie gambe e spera che arrivi il proprio turno. Ogni tanto si scorgono persone in cerca della via per raggiungere i reparti e attendono l’arrivo dell’unico ausiliare in servizio che si dimena accompagnando infermi e cartelle di ricovero tra un’unità e l’altra come un provetto maratoneta. Qualcuno fa da sé, chiedendo informazioni al primo che capita. Non è difficile, infatti, smarrirsi nel labirinto di lunghi corridoi tutti uguali e immensi stanzoni del quale si compone il nosocomio di contrada Tabasi.

Fino a qualche anno fa, una struttura ospedaliera, quella di Sciacca, considerata “un fiore all’occhiello” dalla dirigenza regionale per virtuosismi di bilancio e ora in crisi, dopo la perdita della propria autonomia contabile e organizzativa connessa allo status di azienda e passata sotto il controllo della gestione provinciale agrigentina.

Interventi a tappeto che - secondo le critiche che abbiamo raccolto -hanno determinato il ridimensionamento dei posti letto e aggravato la situazione di personale in organico, a partire proprio dall’unità operativa di primo soccorso anche dai paesi limitrofi sforniti di presidi ospedalieri.

Dieci ore per vedersi applicare i punti di sutura: è stata questa l'attesa, solo poche settimane fa, uno scooterista incidentato prima di poter ricevere assistenza medica al Pronto soccorso. Un caso paradigmatico delle condizioni in cui versa l’ospedale “Giovanni Paolo II” che ha sollevato lo scandalo nella cittadina termale, ma che non ha di certo contribuito a incrementare il numero dei medici in servizio che restano otto per l’intera turnazione così come gli ausiliari, ridotti all’osso per un totale di cinque unità.

Accanto alle sale d’attesa nell’area di emergenza, anche tre stanzoni per le “Osservazioni brevi” che troppo spesso, specialmente nell’ultimo periodo, si trasformano in vere camere per la degenza di chi attende un posto per il ricovero nelle unità operative. In particolare, il reparto di medicina generale è quasi sempre affollato fino all’inverosimile e l’attesa per avere un posto può prolungarsi anche per diversi giorni, così come è capitato a quattro pazienti questa settimana, finiti nelle camere ribattezzate dai sarcastici commenti dei degenti “del limbo”.

Neppure i trasferimenti presso gli ospedali vicini di Castelvetrano o Caltanissetta sono più possibili perché anche quelli sono sempre strapieni e allora, si resta nelle camerate destinate a poche ore di osservazione. Lì la convivenza con gli altri ammalati non è di certo semplice e i tre letti nella stanza sono divisi da tende che ostacolano la visuale, ma purtroppo non il resto. Qui, dentro queste camere sfornite di servizi igienici, si dividono come in una vera comune, le due sole toilette presenti nel padiglione, quasi sempre sporche e maleodoranti per il continuo utilizzo di tutto il Pronto sccorso, una tra le altre cose destinata all’uso esclusivo dei portatori di handicap.

Anche il medico si fa in quattro, perché non c’è personale dedicato per chi si trova in osservazione. Due unità mediche dal lunedì al venerdì, una per il turno notturno così come il fine settimana quando gli accessi triplicano e l’altro supporto medico è solo reperibile e quindi, di fatto, non presente nella struttura. Ed è proprio durante il week-and che si registra il maggior flusso e il caos regna sovrano.

Per la responsabile del Tribunale dei Diritti del Malato della sezione di Sciacca, Lilla Piazza: “La situazione del Pronto soccorso di Sciacca è solo una questione matematica, non ci sono posti letto e medici a sufficienza e l’area di emergenza si intasa – dice con tono allarmato –. La tanto annunciata riforma sanitaria regionale prevedeva dei tagli comportando però un rafforzamento dei servizi territoriali che doveva portare alla riduzione dei ricoveri impropri, ma i servizi territoriali dell’agrigentino sono inesistenti e l’unica cosa che è stata applicata della riforma è solo la scure dei tagli con la pesante conseguenza dell’abbassamento della qualità dell’assistenza”.

La gente con le flebo appese al braccio ogni tanto spazientita sbotta, si lamenta con l’infermiere di passaggio, ma le segnalazioni che arrivano al Tribunale dei diritti del malato sono stranamente poche come ci conferma la responsabile Piazza che aggiunge: “La gente ha paura a denunciare i disservizi perché è portato a credere erroneamente che potrebbe avere delle ripercussioni sul suo trattamento ospedaliero”.