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la contestazione dei sindaci

Mineo resta divisa
tra protesta e accoglienza


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emergenza migranti, mineo, protesta, rifugiati politici, sindaci, villaggio della solidarietà, Cronaca
Dietro la recinzione del residence degli aranci, con una folla di giornalisti e curiosi assiepata davanti a un nutrito gruppo di migranti, John ci guarda con i suoi occhi grandi e neri in cerca di qualcuno che parli inglese. Noi ci facciamo avanti e con il suo tono di voce forte e netto John ci racconta, senza fermarsi un attimo, la sua storia.

Ha 21 anni, ma ne dimostra molti di più, e viene dalla Nigeria. E’ quasi automatico mostrare qualche anno in più quando nel tuo paese, come ci racconta il ragazzo, si vive con la paura di uscire e non tornare più a casa. O quando si deve vivere nella precarietà più totale, con la speranza di racimolare qualcosa da mangiare per sera. John però si sente prigioniero in quel residence, in attesa di un foglio che lo possa rendere a tutti gli effetti un rifugiato politico. “Mi sento senza libertà, sono andato fuori dal mio paese per trovarla e adesso mi ritrovo così. Da tre giorni non ci fanno più uscire, non abbiamo soldi e non possiamo telefonare. C’è un mercato nero per comprare qualcosa, come per le sigarette. Per il cibo ci sono lunghissime code e non sempre è buono”.

Mentre noi parliamo con John, circa alle dieci del mattino, fuori dal residence degli Aranci di Mineo c’è una manifestazione indetta dai sindaci del calatino per protestare contro quello che hanno definito un “ghetto della solidarietà”, in barba agli accordi presi precedentemente con il ministro Maroni. Accordi che si sono trasformati, secondo il sindaco di Mineo Giuseppe Castania, in “carta straccia”. Il primo cittadino precisa che la loro manifestazione “non è contro i migranti, ma contro le modalità di gestione del residence e dell’emergenza in generale”.

Ci sono gruppi di cittadini pressoché divisi su tutto: dalle modalità d’accoglienza alla questione dell’ospitalità. I vecchi emigranti si riconoscono subito. Hanno giacche antiche e il basco in testa. Parlano della Germania, dei loro tempi, del fatto che furono trattati come degli animali. Hanno paura che dal residence possano uscire individui pericolosi per la sicurezza o che questi disperati possano fare razzie nelle campagne. Andando da Catania verso Mineo, sulla Catania – Gela, sono tantissimi i piccoli gruppetti di poche persone che camminano sul ciglio della strada. Non si fanno intervistare, rispondono a monosillabi: dicono che sono scappati da Mineo per andare in Francia.

La manifestazione inizia a sciogliersi intorno alle 12,30, dopo che i sindaci sono stati condotti dalle forze dell’ordine all’interno della struttura per verificare le condizioni dei rifugiati. Per John, che ha paura della sua pelle nera e delle possibili discriminazioni, ci saranno altri giorni lontani dai riflettori. “Sono un ragazzo tranquillo, che vuole lavorare. Non ho paura di lavorare”. Ci chiede di quale testata siamo per leggerci ma poi si ricorda di non avere né tv, né internet.

E intanto fuori si continua a inveire contro il Governo. Però, la “caccia allo straniero” non è un sentire comune in questa parte di Sicilia fatta di emigranti.