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Una proposta? Mandiamo tutti a casa

Chi gioca con i numeri
del disastro della Regione


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I quotidiani riportano oggi una dichiarazione del dirigente generale del dipartimento Bilancio della Regione siciliana, Enzo Emanuele, che lascia di stucco: “La criticità più grossa è quella della sanità, con gli sprechi di questi anni potevamo costruire il ponte”. Il bilancio regionale, insomma, sembra ormai alla frutta. Con i soldi che sono stati sprecati nella sanità, ci fa sapere Emanuele, avremmo potuto realizzare - se non abbiamo capito male - il ponte sullo Stretto di Messina.

Tutto vero, per carità. C’è solo un piccolo, quasi ‘ininfluente’ problema: in tutti questi anni di sprechi - della sanità e di tanto altro ancora - l’attuale dirigente generale del Bilancio dov’era? La domanda non è né oziosa, né capziosa. Il dottore Emanuele, se la memoria non ci gioca qualche brutto scherzo, è stato il ‘Pier delle Vigne’ di tutti gli assessori regionali al Bilancio che si sono susseguiti negli ultimi dieci-quindici anni. Se c’è un dirigente della Regione che conosce tutti, ma proprio tutti i segreti del sempre più sbrindellato bilancio regionale, ebbene, questo è proprio Enzo Emanuele (a parte, naturalmente, i ‘bravissimi’, ‘capaci’ e ‘insostituibili’ giudici della Corte dei Conti regionale che ogni anno, bontà loro, parificano il bilancio della Regione con lo stesso spirito con il quale gli alchimisti del tempo che fu cercavano la ‘pietra filosofale’ e ‘l’elisir di lunga vita’).

Non sappiamo se, quest’anno, soprattutto sul fronte delle entrate, la magistratura contabile si accontenterà, ancora una volta, della fantasmagorica ricerca della ‘pietra filosofale’. Ma abbiamo la sensazione che, questa volta, i giudici della Corte dei Conti dovranno prendere in considerazione qualche dubbio non tanto sull’elisir di lunga vita, quanto sul fatto che lo stesso bilancio, e forse la stessa Regione siciliana, possano avere ancora lunga vita.

I numeri, purtroppo, sono quelli che sono. Non fanno sconti. Soprattutto quando diventa difficile, se non impossibile, giocarci a nascondino. E fa una certa impressione vedere il dottore Emanuele indossare frettolosamente i panni di Catone il Censore proprio quando il castello di numeri fittizi costruito negli ultimi anni - anche con il suo ‘insostituibile’ contributo - comincia a sbriciolarsi. Dottore Emanuele: o si sta con Catone, o si sta con Cartagine: a stare con entrambi, nella migliore delle ipotesi, si sfiora l’aporia.

Negli ultimi vent’anni la spesa sanitaria a carico della Sicilia è passata dal 10 per cento circa dei primi anni ’90 del secolo scorso (270 milioni di euro pari al 6,8 circa delle entrate tributarie incassate dalla Regione) a una compartecipazione del 49 per cento circa (3 miliardi e 200 milioni circa, pari al 45 per cento delle entrate tributarie della stessa Regione). Certo, se la Sicilia non dovesse ‘scucire’ ogni anno i 3 miliardi di euro per la propria sanità non avrebbe il ‘buco’ di 2 miliardi di euro nel proprio bilancio e avrebbe a disposizione, addirittura!, un altro miliardo di euro per assumere - naturalmente per ‘chiamata diretta’ - un altro milione di precari.

Ovviamente, con i se e con i ma non solo non si scrive la storia, ma - e questo è un fatto un po’ più stringente visto che siamo già alla fine del terzo mese di esercizio provvisorio - non si redigono i bilanci. Andare indietro nel tempo, mettendo a fuoco gli errori del passato, veri o presunti, per giustificare i disastri del presente è un esercizio retorico che lascia il tempo che trova. Dai primi anni ’90 ad oggi, la crescente compartecipazione della Regione siciliana alla spesa sanitaria è stata decisa dai governi nazionali di centrodestra e di centrosinistra. Chi oggi chiede di tornare indietro non ha capito nulla. E se, magari, fa parte del governo isolano, dovrebbe cedere il posto a qualcuno più capace.

Piuttosto che pensare al passato si dovrebbe guadare al presente e, possibilmente, al futuro. Per esempio: quando, di grazia, avremo il ‘piacere’ di conoscere il conto consuntivo regionale del 2010? O assisteremo all’approvazione - a nostro modesto avviso comunque improbabile - del bilancio di quest’anno senza conoscere come sono veramente andate le cose lo scorso anno? E come l’attuale governo regionale intende fronteggiare il già citato ‘buco’ di 2 miliardi di euro? E ancora, i Comuni dell’Isola - grazie sempre al precariato e, soprattutto, alla gestione dei rifiuti - sono in buona parte in gravi difficoltà finanziarie (in alcuni casi non è esagerato parlare di dissesto prossimo venturo). Nel 2008 il deficit degli Ato rifiuti ammontava a un miliardo e 300 milioni di lire. E oggi a quanto ammonta?

Non parliamo delle società collegate alla Regione dove hanno trovato posto migliaia di precari. Qualche mese fa qualcuno tirò fuori un dato a effetto: tali società avrebbero un deficit di 5 miliardi di euro. Un’esagerazione? Forse sì, se è vero che nel calcolo sarebbero finite solo le passività. Il calcolo andrebbe rifatto tenendo conto anche delle ‘attività’. Quali sarebbero le ‘attività’ delle società collegate alla Regione - soprattutto di quelle dove sono stati ‘stabilizzati’ i precari - non è facile capirlo. Dando per buone le ‘attività’, e il relativo calcolo, a quanto ammonta il deficit delle società collegate alla Regione? Da 2 a 3 miliardi di euro? Chissà.

Dal presente, però, qualche notizia, grazie a Dio, c’è. Lazio, Campania e Abruzzo stanno utilizzando le risorse del Fas (Fondi per le aree sottoutilizzate) per tamponare i rispettivi deficit sanitari. Così anche la Sicilia - e questa comunque è notizia vecchia di almeno due mesi - vorrebbe attingere al Fas per pagare i costi della sanità.

Del resto, una parte del Fas (che in realtà deve ancora entrare nelle ‘casse’ della Regione) l’attuale governo l’ha già impegnato per pagare i forestali (pardon, la “forestazione produttiva”, come dicono gli esegeti dell’attuale governo presieduto da Raffaele Lombardo). Perché mai, con le stesse risorse Fas, non dovremmo pagare anche la sanità? In fondo - molto in fondo - anche la sanità è un “investimento produttivo”. O no?

Alla fine di questa storia scopriremo che aveva ragione il ministro Giulio Tremonti quando, appena un anno fa, si è rifiutato di erogare le risorse Fas alle regioni del Sud. Forse Tremonti sapeva già in anticipo che le richieste di una “perequazione infustrutturale” avanzate dal presidente Lombardo e dagli altri presidenti delle regioni del Sud erano solo chiacchiere. Nel Mezzogiorno il Fas non serve per realizzare porti, strade e autostrade, ma per pagare la sanità e i forestali.

In tutto questo non manca il risvolto politico che non sappiamo se definire comico o tragico. Lombardo, eletto nel centrodestra, ha cambiato maggioranza in barba al responso elettorale e governa con il centrosinistra. E non deve essere stato molto bravo se, dopo tre anni di governo, la Regione è ‘in bolletta’.

In compenso, dopo aver sbeffeggiato i berlusconiani siciliani vorrebbe che i berlusconiani romani gli dessero i soldi per continuare a governare contro i berlusconiani siciliani. Magari con la scusa che c’è la guerra in Libia e il denaro gli serve per i profughi e bla blabla. Può sembrare schizofrenia politica, ma è la realtà.

Giunti a questo punto, tra il ‘buco’ di 2 miliardi, i Comuni al dissesto, gli Ato rifiuti al delirio e le società regionali collegate ad altri deficit stratosferici non sarebbe più serio sciogliere l’Assemblea regionale siciliana e mandare tutti a casa?