(rp) Questo è un Paese tollerante e di manica larga. Il presidente del Consiglio può dire che i magistrati sono un contropotere eversivo. Certi commentatori possono sputacchiare sul corpo di un uomo ucciso da ciechi e folli assassini. Dappertutto, si assiste alla catastrofe della decenza. Ma si protesta soltanto se di mezzo c'è un gay. E' allora che si avverte il rischio di un sovvertimento di antiche consuetudini. E' in quel caso che si sente come una ferita il crollo dei "valori condivisi". E' per quel frangente che si ritiene inderogabile la presenza di un contraddittorio. La licenza di insulto e di vilipendio di cadavere è accettata. La libertà di riflessione su alcuni argomenti spinosi è ancora un tabù. Il famoso contraddittorio? E c'è sempre bisogno del controcanto? O si immagina sul serio che l'utente di un pubblico dibattito non abbia cervello a sufficienza per impostare le sue deduzioni favorevoli o avverse al tema? Scusa speciosa, poi, se viene da destra, visto che proprio da destra si prendono per i fondelli i contraddittori di sinistra, quando adottano la stessa critica (l'esposizione reiterata di un concetto senza dialettica) al berlusconismo mediatico, che ha molte più platee e risorse di una semplice assemblea scolastica al "Garibaldi". E' una vecchia e abusata concezione: il popolo è minorenne e va guidato come un gregge, scansando i lupi che attentano alla sua innocenza...
Sulle persone gay bisogna aprire un breve capitolo a parte. Chi scrive considera almeno discutibile l'equiparazione alla famiglia naturale in termini di adozione. Il vero soggetto debole è il bambino da accogliere e tutelare. Una famiglia gay pone dei problemi da non sottovalutare in chiave di educazione e identità. A prescindere dalla delicatezza del quesito, sia consentita, per il resto, la massima liberalità di rapporti e di garanzie reciproche. Ormai - fatta salva l'omofobia - la lezione dovrebbe essere chiara: non sono certo i gay ad attentare alla moralità e alla sobrietà dei costumi.
Ultima modifica: 18 Aprile 2011 ore 10:44
PALERMO PRIDE 21 MAGGIO 2011
Io sono per il contraddittorio e sono contrarissima al matrimonio eterosessuale, desidero che questo diritto non ci sia per nessuno! Sono contro le adozioni per chiunque: che i bambini senza genitori crescano pure da solo piuttosto che viva con dei genitori che lui non si è scelto (eterosessuali o omosessuali che siano)
E’ come se si invitasse una vittima del racket delle estorsioni e come contraddittorio si chiamasse Salvatore Lo Piccolo. Oppure, se i giovani italioti si sentono titolati a parlare di omosessualità tanto quanto le associazioni omosessuali, probabilmente ci stanno nascondendo qualcosa...
Nel caso specifico dell'assemblea del Garibaldi non credo sia un attentato alla libertà chiedere un dibattito plurale. Già gli studenti tendono a non partecipare alle assemblee, se poi queste vengono trasformate in spot (tipo quelli di qualche anno fa dell'odiato Berlusconi) non credo possano interessare.
Il Gay Pride non è più una manifestazione di "costume". Ha una una sua piattaforma rivendicativa (legittimamente) politica e come tale può essere contestata. E' possibile pensarla diversamente dall'arcigay sulla modifica radicale del diritto di famiglia? E' possibile essere contrari all'introduzione di nuovi reati di opinione (tali sono le proposte di legge sull'omofobia)? Chi non ha le stesse idee dell'arcigay (per altro non condivise anche da tanti omosessuali) è automaticamente un pericoloso omofobo? Mi convice poco questa schematizzazione politicamente corretta.
Conosco quasi tutti gli esponenti delle associazioni gay invitati all'assemblee. Persone perbene e preparate che non hanno mai rifiutato il confronto pubblico. In tutta questa storia basterebbe ammettere che i rappresentanti degli studenti l'hanno proprio "scafazzata" a non invitare, ad esempio, dei rappresentanti dell'associazionismo cattolico.
Chi ha paura del confronto???
LE PREMESSE GENERANO LE CONSEGUENZE. Qui mi occuperò di premesse sul mondo degli omosessuali. Ma, come ha fatto il carissimo Puglisi, devo anche accennare a Berlusconi. Infatti, se lasciamo come premessa che "Il presidente del Consiglio può dire che i magistrati sono un contropotere eversivo." senza aggiungere che vi sono magistrati che hanno effetuato intercettazioni contra legem e "adattato" il reato di corruzione al momento in cui vengono spesi i soldi (e se non venissero mai spesi?), occorre aggiungere, proprio per dare dignità alla premessa, che vi sono magistrati capaci di (almeno) altrettanta arroganza. Le due premesse precedenti ora bilanciano la visione delle cose. E sono due fatti, non due opinioni. Ma la completezza dello scenario ora dà un sapore, seppure più sgradevole, certamente più vicino alla verità. Il che non nuoce, neanche in un articolo on line.
Nella mia attività ho spesso avuto (ed ho) la collaborazione di uomini e donne omosessuali. Ovviamente non vedo alcuna differenza con gli etero, né nutro pregiudizi di alcun genere. Io ho pregiudizi, ma nei confronti di chiunque, etero, omo, verde, giallo, nero, bianco, sia o stupido o maleducato.
Mi sono determinato ad intervenire perché la conclusione dell'ottimo Puglisi mi ha lasciato uno spazio incolmato e da colmare:. Egli scrive: "Ormai – fatta salva l’omofobia – la lezione dovrebbe essere chiara: non sono certo i gay ad attentare alla moralità e alla sobrietà dei costumi.".
Dal mio osservatorio (che Puglisi sa quanto sia ampio) non ho riscontri di omofobia diffusa, se non nella percentuale spalmata tra gli stupidi e coloro che reagiscono a talune plateali e sconce esibizioni. Certo, gli stupidi sono molti, ma sono stupidi, prendere o lasciare. Altro è l'obiettivo legislativo in cui ciascuna parte ha diritto di dire la propria. Diritto uguale, in cui chi non è d'accordo con chi non deve essere né discriminato né offeso. Lo dico perché la sindrome da minoranza spesso è autolesionista, grida alla persecuzione e sovente con argomenti sbagliati. La zona in cui io abito nella capitale era sino a due o tre anni addietro luogo di transito del Gay-pride. Ne avrò visti in diretta cinque o sei. Ebbene, in seno al corteo di uomini e donne in sfilata, domina il frastuono sonoro e visivo della lascivia comportamentale (e le immagini tv lo testimoniano), a proposito di sobrietà di costumi...
Però, si sa, quella è una festa. Sì, ma se le associazioni "omo" avessero la disponibilità a prendere le distanze, a condannare quelle esibizioni oscene, forse renderebbero un servizio migliore alla causa. Inoltre: proprio dietro casa mia vi è una gay-street. A sera si radunano molti omosessuali e non v'è alcuna differenza con ogni altro luogo di aggregazione. Però: quando qualcuno di essi si intrattiene in atti di libidine spinta accade che qualcun altro se ne dolga. E lì scatta l'accusa di omofobia o, come nel caso di una "fellatio" denunciata dai Carabinieri, la discesa in campo delle associazioni di categoria, Arcigay ed altre.
Allora, carissimo Puglisi, concordo con la difesa del diritto di tribuna e di ascolto di chiunque sia minoranza. Ma le chiedo di esigere che chi ha voce ufficiale abbia il buon senso critico di sancire l'indifendibile. Soltanto allora si potrà dire che "non sono certo i gay ad attentare alla moralità e alla sobrietà dei costumi.".