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la lettera del deputato

"Caro commissario dello Stato"
De Luca si scaglia contro la Finanziaria



cateno de luca, commissario dello stato, finanziaria 2011, Politica
I debiti (veri) e i crediti (spesso immaginari). I deficit stratosferici delle società, degli enti e delle aziende collegate alla Regione. I Fondi per le aree sottoutilizzate (Fas) destinati alla Sicilia che non possono certo bastare per coprire i ‘buchi’ della sanità siciliana e, contemporaneamente, per realizzare le infrastrutture che l’Isola aspetta da decenni. C’è questo ed altro nella lettera che il parlamentare
regionale di ‘Sicilia vera’, Cateno De Luca, ha inviato al commissario dello Stato per la Regione siciliana, prefetto Carmelo Aronica.

Il ‘balletto’ dei residui - “Con l’articolo 13 della Finanziaria regionale 2010 (“Relazione annuale sulla consistenza dei residui attivi e passivi”) – scrive De Luca - il sottoscritto ha inteso far fare chiarezza sulla massa dei residui attivi e passivi che, unitamente al fondo cassa di fine anno, determinano oltre un terzo delle entrate su cui si basa il Bilancio della Regione siciliana: trattasi dell’avanzo finanziario presunto che per l’anno 2011 è stato stimato in 9.265.599.000,00 (oltre 9 miliardi di euro). L’assessore regionale all’Economia (Gaetano Armao, ndr) doveva presentare, in applicazione del 2° comma dell’art.13, una dettagliata relazione entro il mese di giugno 2010: ometto il mio commento sulla veridicità e completezza di tale relazione. La battaglia parlamentare, condotta dal sottoscritto, per la previsione normativa dell’art. 13, era finalizzata a fare un’operazione di verità sui residui attivi e passivi della Regione”, per “sgonfiare l’avanzo finanziario presunto su cui si regge il bilancio della Regione siciliana”.

“D’altronde, com’è noto – si legge sempre nella lettera - la delibera Cipe n.79 del 2010 ha, tra l’altro, avviato una ricognizione del Fas e delle risorse liberate 2000-2006, togliendo alla Sicilia un’enorme somma destinata ad infrastrutture non ancora spese: trattasi di un miliardo e 174,5 milioni di euro definitivamente revocati e di 3 miliardi e 454,8 milioni di euro segnalati a rischio di revoca entro settembre prossimo. Questi importi sono forse inseriti nei residui attivi della Regione siciliana? In applicazione degli effetti finanziari della delibera Cipe n.1 del 2011, l’ammontare dell’avanzo finanziario presunto non dovrebbe essere rivisto al ribasso per un importo di oltre un miliardo di euro?”.

I debiti delle società regionali - “Un’altra grande battaglia – scrive sempre De Luca - è stata condotta dal sottoscritto per inserire l’art.14 nella legge Finanziaria 2010 (Misure relative alla trasparenza dei conti pubblici)”, uno strumento “indispensabile per fare emergere l’enorme massa di debiti”. Quanti? “Si ipotizzano – si legge sempre nella lettera inviata dal parlamentare al commissario dello Stato - oltre 5 miliardi di euro ‘accantonati’ nel sistema pubblico regionale allargato”. Si tratta di “oltre 700 soggetti giuridici… A tal proposito, nel Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef) non è mai stata esposta la situazione finanziaria del settore pubblico regionale allargato, violando i principi di completezza e di trasparenza di tale documento finanziario indispensabili per un quadro generale, veritiero e trasparente del bilancio della Regione siciliana”.

“Il governo regionale – scrive sempre De Luca - ha depositato presso gli uffici della segreteria generale dell’Ars, in applicazione del comma 1 dell’art.14 della Finanziaria regionale 2010, una parziale relazione, in merito alla situazione debitoria del settore pubblico regionale allargato, che evidenzia un indebitamento, al 31/12/2009, di 5 miliardi e 880 milioni di euro circa, omettendo di integrare i dati mancanti. Il governo regionale, inoltre, su dichiarazione di ‘guerra’ del sottoscritto, in applicazione del comma 2 dell’art.14 della Finanziaria regionale 2010 ha depositato presso la segreteria generale dell’Ars una parziale relazione sulla situazione economico-finanziaria relativa all’anno 2010 del settore pubblico regionale allargato”. Un documento, precisa il deputato, “che evidenzia un attivo di 5 miliardi e 326 milioni di euro circa, in gran parte crediti nei confronti della stessa Regione (e presumibilmente non riscontrabili nel bilancio della Regione), ed un passivo di 4 miliardi di euro circa”, ovvero “debiti nei confronti di terzi. Come è evidente, ci troviamo di fronte ad una probabile, paradossale situazione che espone un attivo (crediti) incerto ed un passivo (debiti) certi…”.

Gli ‘infedeli’ non rimossi -“Stranamente il governo regionale – si legge sempre nella lettera - non ha proceduto a rimuovere i responsabili della incompletezza o dell’infedele trasmissione di questi dati per come previsto dal comma 7 dell’art.14 della finanziaria regionale 2010. Tale argomento mi sono permesso di inserirlo in premessa in quanto giudico paradossale che il governo regionale preveda, nel bilancio annuale e pluriennale, introiti per oltre 300 milioni di euro derivanti dalla vendita di beni e servizi, dalle rendite patrimoniali e proventi del demanio, da utili di enti ed aziende a partecipazione regionale, non tenendo conto dei debiti e delle passività correnti del settore pubblico regionale allargato: svelare il mistero dei debiti che generano crediti sarebbe la più grande conquista del III Millennio”.

Le eterne dismissioni - “Analoga riflessione – scrive sempre il deputato di ‘Sicilia vera’ - è appena il caso di farla per quanto riguarda la vendita di beni immobili per oltre 650 milioni di euro previsti come entrata nel bilancio annuale e pluriennale: gran parte di questi beni immobili appartengono ad enti, società ed aziende del settore pubblico regionale allargato, che servono per pareggiare sulla carta la situazione debitoria esposta nei bilanci di tali soggetti giuridici, ma assente dal bilancio complessivo della Regione siciliana. Per completare tale argomento è necessario evidenziare la mancata applicazione dell’articolo 20 della finanziaria regionale 2010”, che prevede il “Riordino delle società a totale e maggioritaria partecipazione della Regione, che genererebbe debiti e non nuove entrate… ecco perché rimane inattuato”. Tale situazione bisognerebbe esplicitarla al governo regionale che aveva previsto ingenti entrate nella vera finanziaria regionale, derivanti dalle dismissioni del patrimonio degli Enti del settore pubblico regionale allargato”.

“Ometto le mie ulteriori riflessioni – si legge sempre nella lettera - in merito alle oltre 10 mila assunzioni effettuate negli ultimi 10 anni nel settore pubblico regionale allargato. Desidero sottoporLe anche i dubbi già espressi, durante il dibattito d’Aula per la discussione ed approvazione dell’ultimo Bilancio e della Finanziaria 2011, sulle seguenti coperture di spesa:

1. Art.10, comma 1 Finanziaria regionale 2011 - Utilizzo dei fondi Fas 2007-2013 per il cofinanziamento regionale della spesa sanitaria: “Il sottoscritto – scrive De Luca - ritiene illegittima la copertura prevista dal governo regionale col comma 1 del predetto articolo, in quanto da una semplice sommatoria della disponibilità residua e delle coperture di spesa già effettuate con i fondi Fas, non si riesce a dare un’integrale copertura nel triennio 2011-2013 alla compartecipazione sanitaria… Come si può ritenere legittima la copertura finanziaria se la somma residua del Fas 2007-2013 ammonta a 793 milioni e 610 mila euro, a fronte di un fabbisogno, nel triennio 2011-2013, di un miliardo e 815 milioni di euro? Manca all’appello, per il triennio 2011-2013, oltre un miliardo di euro circa. Si potrà obiettare – scrive sempre il parlamentare - che per il 2012-2013 ci saranno le entrate delle cosiddette ‘accise o altre entrate derivanti da artifizi contabili… ma è appena il caso di evidenziare che per far quadrare il bilancio pluriennale 2011-2013 il governo regionale ha sottostimato innumerevoli capitoli di spesa quali, ad esempio, i trasferimenti agli Enti locali per un importo, nel 2012, di 688 milioni e 466 mila euro: il che significa, per esempio, che i comuni e le province della Sicilia non avranno, nel 2012, risorse finanziarie da parte della Regione siciliana”.

2. Art.10, Comma 2 Finanziaria regionale 2011 - Utilizzo di fondi accantonati in Unità previsionali di base per altre finalità “Anche l’alternativa proposta dal governo regionale, all’art. 10 comma 2, per il cofinanziamento della spesa regionale sanitaria – si legge sempre nella lettera - appare impropria per le finalità delle Unità previsionali di base e per l’ammontare delle somme accantonate: UPB 4.3.1.5.4 (Restituzioni e rimborsi di imposte e relativi interessi e penalità) UPB 4.2.1.5.1 (Fondi di riserva) UPB 4.2.1.5.3 (Fondi da ripartire per oneri del personale) UPB 4.2.1.5.5 (Rinnovo contrattuale personale enti regionali) A tal proposito è sufficiente fare una comparazione delle somme impegnate nel 2009 e nel 2010 per verificare la congruità delle coperture previste nel 2011. Sarebbe anche opportuno verificare gli importi previsti per il 2011 con le proiezioni del bilancio pluriennale. Evito di esprimere commenti sull’utilizzo delle somme destinate al personale per dare copertura al cofinanziamento della spesa regionale sanitaria”.

Un governo in confusione - “La confusione del governo regionale sulla copertura della sanità – si legge sempre nella lettera - si evince anche analizzando i retroscena riscontrabili nei documenti finanziari depositati in Commissione bilancio:

1. Il governo originariamente tenta di sottostimare nel bilancio 2011 per euro 554 milioni la propria compartecipazione alla spesa sanitaria;
2. successivamente il governo regionale si è inventato la copertura della compartizione alla sanità con le entrate derivanti dalla retrocessione delle accise;
3. infine il governo tenta la carta dell’alternativa Fondi Fas o accantonamenti negativi sulle predette UPB.
È proprio il caso di esclamare: comunque vada a finire siamo rovinati!”.

“Le risparmio, Sua Eccellenza – conclude De Luca - le riflessioni in merito alle modalità ed alla destinazione delle somme residue del Fas 2007-2013 a seguito della delibera Cipe n.79 del 2010 che getta ombre sulle previsioni di copertura di innumerevoli spese già inserite nel Bilancio 2011-2013. Per quanto espresso il sottoscritto ritiene che gran parte delle coperture di spesa del Bilancio regionale 2011-2013 sono basate su presupposti discordanti rispetto ai principi generali di legittimità che anche in Sicilia dovrebbero ispirare i documenti finanziari della Regione Siciliana”.