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lo sciopero generale del sindacato

La protesta tra Guccini e Rino Gaetano
Il grido della Cgil contro la crisi


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6 maggio 2011. È il giorno dello sciopero generale delle categorie. A Palermo questa mattina il corteo si è svolto regolarmente e senza incidenti, partito alle 10 da piazza Croci fino a piazza Verdi davanti il teatro Massimo, dove figurava un grande palco per il comizio finale. Tanti i partecipanti, anzi tantissimi, al punto che nemmeno le forze dell’ordine sono riuscite a quantificare; stesse difficoltà per gli organizzatori, che dalla camionetta sound system hanno scelto la cautela con le valutazione, limitandosi a un “Siamo tantissimi”.

A fare da apripista la Cgil, che aveva indetto lo sciopero, e dietro tutto il seguito di federazioni di categoria: Fiom, Fillea, ma anche il sindacato di polizia Silp, braccianti agricoli e una delegazione del cast di Agrodolce. Hanno partecipato anche i vendoliani di Sel, i Giovani Comunisti (giovanile di Rifondazione), ma si notavano pure spezzoni dell’Arcigay, del Comitato referendario per l’acqua pubblica e contro il nucleare e molti altri. Manifestazione particolarmente sentita dagli studenti facenti capo all’Udu e alle altre sezione giovanili dei partiti di sinistra: Fausto Melluso, studente di giurisprudenza ed esponente del Movimento degli Universitari lancia un rimprovero amaro contro tutti quei partiti e movimenti che ancora oggi si dividono e che sacrificano l’unità della lotta per piccoli interessi personali. A fargli eco Floriana Barbata, sempre di giurisprudenza e presidente dell’associazione di facoltà Contrariamente, che rilancia con un 'no' secco al precariato che attanaglia le giovani generazioni. Poi una speranza: intraprendere un cammino verso orizzonti di maggiore stabilità lavorativa.

Dalla camionetta. tra vecchie canzoni di Guccini e Rino Gaetano, si scandiscono gli slogan e si espongono i tre punti su cui ruota l’intero sciopero: Lavoro, Fisco Equo e Democrazia. Su questi si scalda ed urla la piazza, questa la formula proposta della confederazione italiana per uscire dalla crisi. Quindi maggiori investimenti pubblici e privati alle aziende, lotta all’evasione fiscale e alla corruzione, ma anche welfare diffuso, un livello di adeguamento pensioni e una politica di accoglienza per i migranti. Ci si scaglia in particolare contro un governo che non riesce a dare risposte concrete ai lavoratori, come si evince dalle dichiarazioni di Mariella Maggio, segretaria Cgil regionale, e che si limita a fare spot con dei provvedimenti che altro non sono se non annunci elettorali. “Padroni e Governo hanno un accordo per uscire dalla crisi – tuona dal palco – consiste nello scaricare tutto il peso sulle spalle dei lavoratori”. Ma oltre alle rivendicazioni, alle bandiere e all’entusiasmo, la piazza si caratterizza per una sfilata di costumi maschere, una gara a chi sfoggia l’idea più eccentrica e originale: è il caso dei fantasmi dietro gli striscioni, trans con divisa da sexy infermiera, c’è anche Giovanni Impastato, fratello di Peppino, a cavallo del mulo Socrate, simbolo a suo dire di chi lavora e sgobba ogni giorno.

Ma non è tutto rose e fiori, attimi di tensione si sono sfiorati durante la manifestazione quando a trovare spazio sono stati la polemica e la contestazione dei Red Block. Bandiere rosse alla mano con falce e martello e giornalini autoprodotti, in realtà non sono più di una decina in tutto ma capaci di rigurgitare una rabbia inaudita nei confronti della Cgil. Chiedono uno “sciopero vero”, come se quello che sfilava oggi rappresentasse tutt’altro. Schivi e sospettosi all’inizio, non parlano con i giornalisti, non rilasciano dichiarazioni, ma poi qualcuno si rilassa: “Negli altri Paesi lo sciopero generale blocca tutto. Quello che vediamo oggi è solo un modo per dimostrare che la Cgil è il sindacato più forte sulla scena nazionale e in grado di portare in piazza migliaia di persone” – dice Daniele, finita l’accusa al megafono – “Non vi è altro ragione per questo corteo.” Quando tutti i partecipanti assistono al comizio in piazza Verdi, ecco però fare capolino i collettivi autonomi del centro sociale Anomalia, loro ci vanno giù ancora più pesante. Hanno convocato uno sciopero alternativo a quello ufficiale, considerato una trappola giocata sui precari, un tentativo di raccogliere voti e consensi per il centrosinistra, sfruttando l’onda dell’antiberlusconismo. Dietro allo striscione partono slogan e rivendicazioni completamente diversi da quelli fino a poco prima sentiti: internazionalismo, ipotetiche fucilazione di camicie nere e poi una serie di “Servi”: servi quelli della Cgil, servi le altre confederazioni, servi i carabinieri schierati davanti la Mondadori. Un “Bella Ciao” rivolto al palco, come a voler rivendicare la vera intransigenza sul fronte antifascista e poi via lungo via Maqueda, lasciando gli ascoltatori con l’amaro in bocca e molta perplessità. Ognuno manifesta a suo modo.