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bravi fate piazza pulita è rieducate questa gente
Scusate, Escri Bhò e Cicirello, ma chi sono questi dell'Opus Dei??? cosa c'entra? e più che altro che cosa è l'Opus Dei???
Finalmente in questa città qualcosa si muove!!! Siamo tutti stanchi di questo pietoso immobilismo...bisogna dare fiducia ad un progetto come questo, mi sembra ultrapositivo;io sono stato allo ZEN e anche se non sono nel campo penso che l'unica cosa da fare sia buttar giù tutto e ricostruire.E poi il fatto che si autosovvenzioni mi pare meraviglioso!!!
Forzaaaa e coraggiooo a tutti i promotori anche se non li conosco!!!
Sì, sì, temo lo yogurt danone e le donne ferite... alla conferenza c'era un tifoso del Canicattì calcio... secondo me è tutto un complotto, i tifosi del Canicattì vogliono ricostruire lo Zen per convertirne tutti gli abitanti alla loro fede calcistica... diffidate, gente, diffidate...
Timeo danaos et dona ferentes...Opus Dei: se li conosci li eviti...Se li conosci non ti uccidono (l'anima)!!
E' il caso di sottolineare che i componenti del gruppo di ricerca urbanistica internazionale cui si riferisce la proposta di rifacimento dello Zen non sono espressione di movimenti religiosi o politici. Il piano della discussione proposto è esclusivamente quello urbanistico e socio-economico. Ogni altra valutazione è legittima, ma prima di considerare le proprie personali ipotesi dietrologiche, sarebbe prima opportuno valutare il valore effettivo dei contenuti proposti. E dai sorprendenti commenti negativi, che pensano a curiose ipotesi di riversamento degli abitanti dello Zen nel centro storico, c'è da chiedersi che cosa abbiano letto o sentito della proposta di rifacimento del quartiere.
Il progetto non sposta gli abitanti, rimodella l'area secondo canoni e misure umane, con costruzioni e abbattimenti graduali, e propone una nuova visione di città "completa", dove si potrebbe vivere quasi senza usare l'auto. Per me ha tutti i punti per essere una grande idea.
Vorrei capire cosa c'entra l'Opus Dei, non mi risulta che "Noi per lo Zen" abbia un indirizzo confessionale; ma se un'organizzazione religiosa aiuta, perché no?
La facoltà di architettura di Notre Dame dove insegna Mazzola è al 7mo posto tra tutte le oltre 3000 università degli USA.
Penso che a palermo c'è una certa cecità. Quando si parla di aria fritta, si fanno convegni inutili o si realizzano attività sterili che non portano a niente allora tutto ok...quando si propongono idee, progetti che tendo a migliorare la nostra PALERMO e tutto questo si fa senza chiedere un euro alle casse dello stato allora l'ignoranza comincia a decollare...Spero che le persone di "Noi per lo Zen" riusciranno a proporre una proposta interessante per i cittadini dello Zen, che forse avranno una vera dignità, perché la casa è la "Sede" del nucleo familiare e non una mangiatoia.Andate Avanti e non mollate!!!!
Orazio, oltre che contraddittorio (critica il concetto di quartiere ghetto, per poi dire che non bisogna abbatterlo), è anche un calunniatore. Non si sa se per ignoranza o per amore di dar fiato alla... tastiera. La University of Notre Dame è una delle più importanti università americane, classificata tra i primi 25 istituti di istruzione superiore nei sondaggi condotti da US News and World Report, Princeton Review, Time, Kiplinger's, Kaplan/Newsweek, ecc. Ad es. la formula della gomma sintetica viene da questa università, impegnata in studi di eccellenza in astrofisica, chimica, ricerca sul cancro, robotica e nanoelettronica. La sua facoltà di architettura è un unicum per serietà e successo dei suoi studenti una volta divenuti professionisti, tanto da obbligare i suoi allievi a trascorrere un anno in Italia a studiare la nostra architettura del passato.
Bravo Orazio lasciamo li nel ghetto e magari piantiamo qualche alberello perchè la colpa non è nostra ma degli abitanti, bravo tu si che sei umano ambientalista e comprensivo magari costruiamo qualche torretta attorno e scriviamo sui muri che il lavoro rende liberi. Ma di che stiamo parlando le critiche devono essere costruttive leggere conoscere e studiare ma forse caro Orazio chiedo troppo,questi citta hanno il diritt odi avere delle case degne di questo ee vivere in un quartiere a misura d'uomo, non di esperimenti architettonici fuori dalla r ealtà imposti per ideologia. La speranza èancora viva perchè ci sono uomini che ancora sanno sognare un futuro diversoper questa nostra città. Purtroppo la Speranza non è di tutti e non si inventa, ma forse questa è un'altra questione che caro Orazio è difficile da spiegare.Auguri Palermo.
Lo zen si deve abbattere .... Solo che rimane un sogno.
La mia casa fa schifo, piena di acqua, tutta con la muffa, butto il cibo perchè la muffa si trova anche dentro i mobili, dopo 25 anni siamo tutti malati per la muffa e l'umidità.
Vado sempre all'istituto delle case popolari, il responsabile che si chiama Gualdani mi dice NOI NON ABBIAMO SOLDI NON CI POSSIAMO FARE NIENTE.
Si sono mangiati tutto Palermo.
Sto studiando cosa fare, i pompieri sono venuti, se avete qualche consiglio datemelo GRAZIE:
Peraltro questo professore Mazzola insegnerebbe alla University of Notre Dame, che non mi pare sia in testa alle classifiche dei migliori atenei al mondo, mi riservo di consultare in merito pure il prof. di architettura della University of Ballarò.
Non sono un architetto, ma penso che il problema non sia lo Zen 2 in sé, che anzi mi sembra realizzato con un certo criterio, anche se tutt'intorno c'è la devastazione, in buona parte creata dagli stessi abitanti. In tutta Italia si è scelto di "deportare" questa gente lontano dalla città, in ghetti dedicati a loro, affinché non diano fastidio.
E questo è il risultato: una coazione a peggiorare invece che un'aspirazione al riscatto ed all'elevazione sociale. Ogni città ha un paio di questi fulgidi esempi.
E' la logica dei quartieri ghetto che produce degrado, a mio modo di vedere. Al quesito abbatterle o no, rispondo quindi no.
Le idee vanno conosciute con attenzione prima di criticarle o etichettarle. Le istituzioni della Chiesa non c'entrano niente lasciamole da parte, le idee camminano sulle gambe degli uomini e questi ultimi semmai vanno criticati ma ripeto occorre conoscere, usare l'intelligenza e purtroppo in molti commenti non ne ho vista tanta, comunque continuiamo cosi a vivere da morti senza idee perchè quando qualcuno prova a far sognare questa città ci si da addosso solo per il gusto di parlare. Auguri Palermo
Finalmente questi dell'opus dei anche a Palermo hanno deciso di occuparsi del sociale (e lo sanno fare molto bene a giudicare dalle loro opere in giro per il mondo!!!), dopo anni trascorsi a formare migliaia di studenti liceali e universitari palermitani sulla santificazione del lavoro: spero proprio che il movimento "noi per lo Zen" conquisti i palermitani e convinca gli abitanti di quel quartiere che il cambiamento è possibile, per ripristinare la giustizia sociale, la legalità e magari creare sviluppo!!!!
Per poter contribuire al dibattito entrando nel merito della proposta,piuttosto che delle reali o presunte appartenenze dei promotori a questo o quel movimento cattolico, di seguito un intervento dell'arch. Ciro Lo Monte , fra i promotori palermitani dell'iniziativa, pubblicato sulla rivista "Il Covile".
Visitando nel 1983 lo ZEN 2 di Palermo, René Furer, docente di Gestaltungstheorie dell’ETH di Zurigo, si chiedeva se Vittorio Gregotti non fosse il migliore architetto italiano del momento. Più prudentemente, Ignacio Vicens y Hualde, professore di Proyectos Arquitectónicos della Universidad Politécnica di Madrid, nel corso di un’analoga visita del 1986 faceva notare che il linguaggio e i materiali adoperati
erano più adatti a gente ricca, in quanto avrebbero comportato continue e costose opere di manutenzione. Nella trasmissione Le Iene del 20 febbraio 2007 il progettista novarese, dopo avere dichiarato di considerare lo ZEN 2 il migliore esempio di edilizia popolare del mondo, declinava l’invito ad andarci ad abitare: «Io non faccio il proletario, faccio l’architetto». In effetti, se non si trattasse di una guerra tra poveri, le continue occupazioni — che hanno richiesto anche in questi giorni l’intervento delle forze dell’ordine — farebbero pensare che tutti ambiscano vivere allo ZEN 2.
Nel 1989 Edoardo Bennato pubblicò la canzone “ZEN” nell’album “Abbi dubbi”. Il
ritornello ripeteva: «Zona Espansione Nord — abbreviazione: ZEN, / non c’è ragione no — non c’è ragione. / Quartiere di Palermo — città d’Italia, / non c’è ragione no — non c’è ragione». Bennato, che aveva studiato architettura, alludeva al razionalismo di Gregotti. Ci troviamo di fronte ad un caso emblematico. Il sonno “nella” ragione genera mostri. Non è il sonno “della” ragione che produce degrado sociale, bensì il sonno nel carcere del razionalismo (abitare lì, dormire lì). La riprova è sotto gli occhi di tutti. Il vicino ZEN 1 è stato realizzato prima, con tipologie di edifici condominiali non belle ma neppure ingenuamente sperimentali. Ebbene, i proletari a cui vennero assegnate queste case (i loro figli, i loro nipoti) sono oggi persone civili, che non a caso evitano accuratamente di farsi identificare con gli abitanti del limitrofo campo di concentramento.
Ciò che desta ulteriore stupore è l’indifferenza del gruppo di progettazione dello ZEN
2 alle esperienze positive che si erano fatte a Palermo nei decenni precedenti. Nel 1956 Giuseppe Samonà aveva realizzato Borgo Ulivia, un esteso quartiere di edilizia popolare che si è mantenuto in buone condizioni senza bisogno di interventi successivi. Volendo cercare il pelo nell’uovo, Samonà non avrebbe
dovuto usare rivestimenti in laterizio, estranei alla tradizione costruttiva siciliana, data l’abbondanza in loco di ottima pietra da taglio. Per gli abitanti però il vero limite di queste case è l’assenza di balconi, che essi hanno aggiunto abusivamente con una grande libertà compositiva, degna di un Piet Mondrian.
Andando a ritroso nel tempo, è molto istruttivo verificare la durata degli alloggi popolari realizzati fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta, confortevoli e gradevoli, anche dal punto di vista dell’integrazione urbanistica con gli edifici circostanti destinati ai ceti medi e alti. Non sono ghetti, come lo ZEN. Di questi esempi forse il migliore è il Quartiere Matteotti, che oggi si presenta come un borgo residenziale di prim’ordine. In questo caso infatti sono stati curati dettagli costruttivi tradizionali, qualità degli interni e bellezza dei volumi, inseriti in piacevoli giardinetti. Il nuovo assessore alla Casa della Regione Lazio si è riproposto di abbattere il Corviale, un famoso ecomostro di Roma, lungo un chilometro. Fiore all’occhiello dell’intellighenzia visionaria che ha prodotto edilizia popolare negli anni Settanta, il cosiddetto Serpentone
è tristemente famoso, come gli altri esempi del genere, per l’imbarbarimento sociale e i fenomeni di violenza favoriti dagli stessi criteri progettuali utopistici. Il Gruppo italiano di Nikos A. Salìngaros ha presentato due soluzioni dettagliate per sostituire lo sterminato lager compatto con un quartiere a misura umana.
A questo punto c’è da chiedersi se anche a Palermo non sia giunta l’ora di demolire lo
ZEN 2 e disegnare un borgo autosufficiente più ancorato nella storia della città e ben contestualizzato in quella zona naturalisticamente unica di Piana dei Colli. Il sindaco Cammarata aveva fatto molte promesse sulla riqualificazione di Palermo: per es. la pedonalizzazione del centro storico e notevoli miglioramenti delle periferie. Ma, aldilà di qualche parcheggio e del cantiere della metropolitana, non si è visto molto di più.
Qualcuno potrà obiettare che le casse del Comune sono vuote, eppure questo è un falso problema. Lo ZEN 2 è ancora lungi dall’essere completato ed è, come tutti i quartieri popolari del suo genere, un buco nero di fondi pubblici. La Regione ha assegnato di recente almeno 20 milioni di euro per lavori da effettuarsi su questo complesso di edilizia popolare. Sarebbe un errore utilizzare questi fondi
per costruire altre insulae, seguendo il fallimentare progetto originario. Il Gruppo Salìngaros è pronto a fare delle proposte concrete anche per lo ZEN 2. Bisognerà studiare approfonditamente natura dei luoghi e storia urbanistica della Sicilia e delle sue tradizioni edilizie (conci di calcarenite, pietra di Billiemi, intonaco Livigny, coccio pesto, coppi siciliani,ecc.). Sarà un incentivo ulteriore alla rinascita dell’artigianato locale, composto da maestranze molto capaci che rischiano di sparire.
Dovrebbero pagare i danni quei "grandi architetti" che lo progettarono così a forma di ghetto......
Facciamo un piano step by step per demolire e recuperare, certo che visto tutto il contesto circostante è un pugno negli occhi.
Saluti.
Buono,l'opus dei propone di abbattere lo zen non possiamo abbatere anche l'opus dei?
Visto che i proponenti sono dell'OPUS DEI, se abbattiamo Lo Zen gli abitanti potremmo ospitarli temporaneamente nelle residenze dell'Opus Dei: Montegrifone, val di Mazzara, Segesta, ecc... e visto che siamo in estate a Cala Rossa a terrasini...
scusate ma se abbattiamo lo Zen poi i "Zennaioli" dove ce li troviamo??? in centro?? No grazie, casomai miglioriamolo e rendiamolo un luogo, pulito, sano e accogliente...
Se si trovano delle sistemazioni migliori per gli abitanti "onesti" perchè no.