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La veglia gay negata

La paura della diversità


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gay, preghiera, veglia, Cronaca, Palermo
(rp) La veglia di preghiera negata è un'occasione persa. Lo è perché il movimento gay non ha saputo resistere alla tentazione di una polemica facile, che ha annullato i tempi del dialogo. Lo è perché la Curia si è irrigidita, temendo che dietro l'accoglienza ci fosse la strumentalizzazione che successivamente c'è stata. Una veglia per le vittime dell'omofobia non concessa è un argomento succoso per un duello. In genere, si misurano - sulla più ampia questione dell'omosessualità e dei diritti - due estremismi diversi e in armi, laddove ci sarebbe bisogno di reciproca comprensione. C'è la paura di chi vede negli omosessuali un elemento sovvertitore del buon ordinamento sociale. Anche se la relazione è vissuta con discrezione. E' la miopia di una società che si scandalizza per scelte di vita legittime e non vede altri elementi di perversione chiarissimi, molti dei quali annidati tra le mura della famiglia naturale.
All'opposto, ci sono coloro - nel movimento gay - che non hanno rispetto per le titubanze, per i dubbi e per le domande. E tacciano qualunque presa di posizione alternativa, anche se pacata, come sciocca o fuorviante, dimostrando - proprio loro - uno strano totalitarismo nei confronti della diversità. Io, per esempio, sono contrario alle adozioni delle coppie gay. L'ho scritto e sono stato sommerso di improperi. Sarò sicuramente un selvaggio con l'anello al naso. Tuttavia, nessuno ha saputo usare parole per convincermi del contrario, o per rendermi edotto del mio torto.

Il nodo che si affronta avrebbe bisogno di delicatezza e di indulgenza. Il tema delle differenze è problematico, specie se affronta istinti e idee che affondano le radici profondamente nella psiche di ognuno. Purtroppo, in questa e in altre vicende vince sempre, al posto di un sereno confronto, la paura della diversità. Reciproca.