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Intervista a Paolo Guzzanti

"Il barbaro omicidio Fragalà?
Cercate nella Mitrokhin"



Paolo Guzzanti, parlamentare alla Camera dei Deputati ed ex presidente della Commissione Mitrokhin, interviene nell’inchiesta giudiziaria sulla violentissima quanto misteriosa aggressione, che il 23 febbraio 2010 portò alla morte dell’avvocato penalista
Enzo Fragalà, dopo diversi giorni di coma. Le sue parole oggi fanno breccia in un’indagine giunta, sembrerebbe, ad un vicolo cieco. Dopo l’uscita di scena anche del secondo maggiore indagato, infatti,  un piccolo esponente della famiglia di Porta Nuova, crolla la costruzione della pista mafiosa.

“Qua ci troviamo di fronte ad un omicidio barbarico, efferato che non ha un apparente movente – afferma Guzzanti – Ma è un fatto che Fragalà abbia svolto un lavoro rischiosissimo per la commissione Mitrokhin. Nel dicembre 2005, andammo insieme a Budapest, come commissione si intende, con i suoi funzionari, con una delegazione dell’allora maggioranza parlamentare, poco prima che la commissione chiudesse. Fummo ricevuti dalla Procura generale di Budapest che ci mostrò, senza poterceli dare, un faldone di documenti contenuti in un’enorme borsa verde, probatori di tutte le relazioni tra terrorismo rosso e il KGB. Questo fatto fu determinato proprio dall’azione di Fragalà, alla quale seguì una rogatoria del Ministero di Grazia e Giustizia”.

“Allo stesso modo, sempre per sua iniziativa, un’altra rogatoria fu inviata a Parigi, dove noi andammo ospiti del procuratore che mise in galera il terrorista 'Carlos lo Sciacallo', che ci fornì le informazioni che aveva raccolto e che testimoniavano come il tentato omicidio di Papa Giovanni Paolo II era stato organizzato, ci disse lui, non dal KGB ma dal GRU cioè dai servizi segreti militari sovietici. E poi, sotto grande impulso di Enzo Fragalà, e fu un grande scoop di cui a nessuno fregò nulla, venne fatto l’Expertise da un gruppo di anatomopatologi armati di specialissimi computer che certificarono che l’uomo che stava accanto ad Ali Agca il 13 maggio del 1981, mentre sparava al Papa, era un certo Antonov, poi scagionato al processo, a causa della mancanza di mezzi che ne certificassero la somiglianza. Somiglianza che invece riuscimmo a provare con uno studio anatomopatologico computerizzato, che portò alla conclusione che quell’uomo era il capo dei servizi segreti bulgari a Roma, e questo sulla base delle misure antropometriche. Quindi la Bulgaria era direttamente coinvolta nell’attentato, perché in quel momento espressione delle decisioni di Mosca. La sinistra in Parlamento, però non si fidò di questo Expertise e si offrì di fornire un team di scienziati designati da loro".

Guzzanti continua: "Lavorarono per circa un mese e mezzo, giungendo esattamente alle stesse conclusioni. Insomma fu provato, grazie ad Enzo, che le Brigate Rosse erano eterodirette e alle dipendenze dell’organizzazione terroristica Separat di Carlos, il quale a sua volta era integrata nella STASI (in Ungheria questa aveva la supervisione di tutti i paesi comunisti), che rispondeva all’ufficiale di collegamento del KGB a Dresda che, guarda un po’ era un certo Vladimir Putin”.

Scoperte "clamorose" quelle fatte dalla commissione, almeno stando alle dichiarazioni di Guzzanti. Eppure come si spiega il totale silenzio dei media in proposito?  “Enzo Fragalà in queste operazioni venne deriso dalla sinistra, dalla stampa, anche perché lui aveva un suo modo di parlare e argomentare che qualche volta lo faceva apparire un po’ troppo cerimonioso. Io penso anche che il motivo per cui la Mitrokhin sia stata distrutta, chiudendo con l’assassinio del nostro agente Litvinenko e con l’arresto di Scaramella, fu anche e soprattutto a causa del contributo di un certo giornalismo italiano che trasformò ogni atto compiuto dalla commissione, come materiale radioattivo, ridicolizzandola, sbeffeggiando i suoi lavori, uscendo fuori ogni volta la storiella di Prodi agente segreto del KGB, cosa tra l’altro mai dichiarata. Senza parlare dei ripetuti attacchi nei miei confronti e di quelli di Fragalà, solo che lui è stato assassinato nel modo che sappiamo e per questo dobbiamo chiedere quale sia il movente”.

Già, il movente. Guzzanti non ha dubbi in proposito: “L’unico movente rintracciabile per un omicidio così didattico non può che essere quello delle sue scoperte fatte in questi anni. Tra l’altro, c’è da dire che non gli hanno sparato, non mi sembra una tecnica della mafia siciliana, non è stato ritrovato col sasso in bocca. Anche lo scempio del cadavere è un linguaggio. Spappolare il cervello di un uomo vuol dire qualcosa. Quello che è stato fatto al povero Enzo fa pensare ad una matrice diversa e particolare, separata dal contesto palermitano e professionale. Io non ho alcun dubbio, che non essendoci altri moventi, ed essendo l’attuale materiale delle piste d’indagine  inconsistente, se permettete un movente ve lo fornisco io, Paolo Guzzanti”.