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Iblis. Il deputato parla con i pm

Catalano: "Lombardo?
Amico di Barbagallo"



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Adesso parla Santino Catalano. Il componente dell'ufficio di gabinetto dell'assessorato Territorio e ambiente di Rossana Interlandi, l'uomo al centro dei dialoghi tra i boss della cupola dei Santapaola, l'uomo che ha partecipato al summit per festeggiare l'elezione di Angelo Lombardo alla Camera, ha vuotato il sacco presentandosi ai magistrati. Le dichiarazioni su Raffaele Lombardo, sull'Efal e su Giovanni Barbagallo, il geologo arrestato per associazione mafiosa sarebbe stato “vicinissimo” ai fratelli autonomisti, sono contenute in un verbale del quale LiveSicilia può svelarvi i contenuti.

Catalano, attualmente, è deputato regionale. Eletto con l’Mpa ma adesso iscritto al gruppo del Pid (dopo essere entrato a Sala d’Ercole in sostituzione di Fortunato Romano), Catalano rischia il seggio a causa di una vecchia vicenda giudiziaria. Il giudizio sul suo conto da parte dell'Ars è in itinere: in commissione la rimozione è passata, ma adesso dovrà essere ratificata. Nell'attesa, il parlamentare ha parlato con gli inquirenti dopo che il suo nome è entrato nelle pieghe dell'inchiesta Iblis, come “S” ha rivelato in autunno.

Santino Catalano racconta ai magistrati che il geologo Giovanni Barbagallo, arrestato con l'accusa di associazione mafiosa, era persona “vicinissima” ai fratelli Lombardo. “Conosco Barbagallo sin dal 2006 - comunica ai pm - perché l'ho incontrato tutte le volte che venivo a Catania nella segreteria di Angelo Lombardo... Barbagallo aveva un rapporto strettissimo con i fratelli Lombardo che chiamava per nome, a differenza di quanto faccio io. Il Barbagallo veniva spesso a Palermo per informarsi di varie pratiche ed io gli davo le notizie che egli richiedeva”.

E già che Catalano un rapporto con Raffaele Lombardo ce l'aveva. Un rapporto che si è tradotto in una poltrona di peso, quella di capo di gabinetto al Territorio. “Sono stato nominato nel 2006 (il presidente della Regione era Cuffaro) su segnalazione di Raffaele Lombardo anche se, in effetti, non avevo specifica preparazione in materia”, ha esordito il parlamentare. La mancanza di requisiti deve non aver preoccupato Lombardo al momento della segnalazione: Catalano era sempre un “militante dell'Mpa”, candidato nel 2006 nel collegio di Messina ottenendo circa 3.000 voti. Uomo che come molti altri si attivava per eseguire gli ordini del capo. A partire dalla presenza alla manifestazione di Roma “del popolo Mpa”: “Io – spiega Catalano - sono andato perché Raffaele Lombardo pretende la presenza di tutti i partecipi dell'Mpa annotandosi persino le presenze e sanzionando le assenze, anzi v'era chi si occupava di fare la spunta dei nomi da un elenco in ordine alfabetico dei “convocati”. Davanti ai pm di Iblis, Catalano racconta di aver avuto “rapporti diretti” con entrambi i fratelli Lombardo, ma in “misura maggiore con Angelo”.

I pm puntano l'attenzione sul ruolo della mafia nella gestione dei fondi regionali e partono dalle intercettazioni di Barbagallo con Aiello, quando il geologo si vantava di aver fatto arrivare fondi a Raddusa. “Prendo atto - risponde Catalano - che all'ufficio risulta che io mi sarei adoperato per disporre lo stanziamento di una cifra considerevole a favore del Comune di Raddusa su input di Barbagallo, ma lo escludo perchè non rientrava nei miei poteri. Le decisioni, infatti, venivano assunte dai dirigenti del Servizio e dai direttori generali”.

Un ruolo centrale sarebbe quello di Barbagallo, tanto che dopo l'elezione di Raffaele Lombardo a presidente della Regione, Catalano, candidato per l'Mpa a Messina, forte dei 5 mila voti ottenuti, mirava ad “ottenere una ricollocazione adeguata nell'amministrazione regionale, migliore di quella precedente nell'ufficio di gabinetto. Mi rivolsi proprio a Barbagallo per ottenere quanto desideravo”. Il risultato fu “un incarico all'ufficio di gabinetto, ufficio cui si accede esclusivamente per volere del leader del partito che ha ottenuto, per una persona di sua fiducia, la guida dell'assessorato, in questo caso Territorio e Ambiente. All'epoca l'assessore era Giuseppe Sorbello”.

C'è però anche un risvolto che coinvolge l'Efal. Santino Catalano conosce bene i rapporti tra gli ambienti autonomisti e l'Efal, guidato ai tempi dall'architetto-boss Giuseppe Liga, fotografato a Palazzo d'Orléans poco prima di essere arrestato con l'accusa di essere l'erede di Salvatore Lo Piccolo a San Lorenzo. Nella lista dell'Mpa a sostegno del governatore autonomista, il secondo classificato per i voti ricevuti è stato Fortunato Romano, poi eletto. Ma Catalano ha fatto ricorso “perché egli era ineleggibile in quanto presidente e componente del consiglio di amministrazione dell'Efal che ha ricevuto finanziamenti da parte della Regione. Egli era anche presidente regionale del Movimento Cristiano Lavoratori che di fatto è proprietario dell'Efal”. Si tratta di un ente che, secondo Catalano, “riceve svariati milioni di euro dalla Regione. Mi dicono, ma io non l'ho mai verificato, che l'immobile ove ha sede a Catania il partito Mpa, in via Pola, è di proprietà dell'Efal”. Su 114 dipendenti dell'Efal, secondo Catalano, “vi sono molti componenti dell'Mpa o parenti e amici dei medesimi”. Lombardo ha sempre detto di aver incontrato poche volte Liga, ma ha ammesso di avere rapporti con il Mcl. Di che natura siano sta ai magistrati verificarlo.