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La prima analisi

La lezione che il Pd deve tenere a mente



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I dati si raffredano. Cosa appare, unendo i puntini iniziali di queste strane elezioni? La crisi di Silvio Berlusconi è evidente. A Milano, è verosimile il ballottaggio tra Giuliano Pisapia e Letizia Moratti. Vada come vada, la candidata "moderata" e il placido esponente della borghesia della sinistra radical chic, presentato come un trinariciuto bolscevico, finiranno a una incollatura. Il presidente del Consiglio aveva puntato molto del suo montepremi politico sulla città da bere. Ha perso.

Ma se il Pdl piange, il Pd - al di là della propaganda - non ride. E non basta lo scontato successo torinese di Fassino e la vittoria a Bologna. A Milano segna punti una faccia della società civile, non una figura di curia, tanto cara ai democratici. Oltretutto, si sancisce il timbro delle primarie che il Partitone ha scelto di mettere in discussione proprio nel momento in cui si riconfermano come uno strumento di utile coinvolgimento. A Napoli, sarà De Magistris, l'eretico Gigino dell'Idv, a sfidare il candidato della destra. La sconfitta di Berlusconi non somiglia al trionfo di Bersani e D'Alema. Perde il sistema. Perdono gli apparati. Vincono gli agonisti elettorali che sono o sembrano discontinui. Il Pd dovrebbe imparare qualcosa oggi. Magari, anche il Pd siciliano.